Paper Moon
(Turn of the brew è un rubrica a cadenza irregolare, malgrado i giovedì che non capiamo siano regolarissimi. Per questo chiunque è invitato a partecipare.
Niente di speciale o cerebrale.
Semplicemente, partiamo da un facile assunto:
libro < libro + caffè < libro + caffè + cibo
Una categoria a parte è quella:
libro + alcool.)





Ci sono mattine che devono essere affrontate con il giusto spirito. 
Perché ci sono scadenze e incombenze, perché noi prima di far l'albero di Natale abbiamo deciso di distruggere la cucina per farne una nuova e quindi: mattonelle lisce o opache? 
Non saprei, e mi impanica di più trovare l'ordine corretto alle mie letture in realtà.
Quindi ci vogliono certe cose, un cannolo strabordante di ricotta o ancora meglio una pesca impregnata di alchèrmes. E un salto nel vuoto. 
E vi assicuro che Albero di carne di Stephen Graham Jones (Racconti Edizioni) è un bel salto nel vuoto. O meglio, è scegliere di addentrarsi dentro un bosco innevato, sapendo che non sarà possibile ritrovare le nostre tracce e tornar indietro. 
Albero di carne è una raccolta di racconti che non vi darà tregua. Vi offrirà placidamente la stessa sensazione di terrore di quei momenti in cui non vorreste guardare ma siete costretti a farlo, perché non potete farne a meno. 
Nell'anno in cui ho conosciuto Ligotti non pensavo di poter esser così fortunata da trovare così facilmente un degno avversario al suo terrore, seppur capace di un orrore del tutto diverso, più materiale e quasi fiabesco.

"Poi il mondo per come l'avevamo conosciuto, finì.
Per sempre. 
invece di fare un tonfo nell'acqua, Melanie si fermò per un'istante sulla superficie in posizione raccolta, a palla di cannone, con gli occhi chiusi, tutto il peso sulle reni, con i capelli che erano l'unica cosa sott'acqua e poi anche lei lo sentì - che non stava affondando - e aprì gli occhi, li spalancò, inarcò la schiena per evitarlo, con la bocca atteggiata in un grido, e si capovolse, veloce come un gatto. Una volta, due volte, tre volte, finché non fu al largo, dov'è l'acqua profonda, dove il dolce pendio della riva scendeva bruscamente nel'acqua fredda. Era ancora sulla superficie e si divincolava, urlava e tutto quello che in lei aveva ancora dodici anni stava morendo. Alla fine, ancora divincolandosi, chinò la bocca sui lacci dei polsi poi portò le mani ai lacci delle caviglie e poi cercò di alzarsi in piedi, ma cadde in avanti, puntellandosi sui palmi delle mani, con i capelli come un sudario nero intorno a lei. guardò verso di noi attraverso l'acqua e gli occhi erano ormai l'unica cosa umana in lei e sembrava che mi implorassero, poi si girò con un guizzo, iniziò a correre sulla superficie a quattro zampe, per tutta la larghezza del lago, due chilometri, lasciandoci lì affondati fino alle ginocchia in quello che restava delle nostre vite."







Quale libro leggere (e narrare per filo e per segno al proprio ragazzo) per San Valentino se non Rosemary's Baby di Ira Levin? La nuova edizione BigSur mi ha chiamato durante uno di quei famosi giretti in libreria nei momenti in cui penso di meritarmi un libro nuovo.
E insomma, questo romanzo mi è piaciuto parecchio.




Dunque, la storia di Rosemary credo che la conosciamo più o meno tutti no? Il film di Polanski è più noto del romanzo presumo. Questa dark comedy è in realtà molto di più che una storia grottesca e piuttosto raccapricciante. Ira Levin riesce a creare un senso di oppressione assoluto, instaurando un meccanismo che non fa altro che generare sempre più suspense. 
Sin dal primo momento in cui conosciamo Rosemary e Guy capiamo che tutto andrà, giustamente, storto. Parecchio male. Del resto la casa nuova è un buon punto d'inizio per qualsiasi horror. Ma insieme a quest'ansia palese c'è altro. Mentre parlano giusto del nuovo appartamento in cui trasferirsi Guy, un attore in cerca di fama, si guarda allo specchio e si trova un foruncolo. Intanto Rosemary è lì e freme per andare a visitare questo magnifico appartamento nel Bramford, forse un po' più piccolo di quelli che hanno già visitato, ma di sicuro se ne può ricavare una stanza per il bambino. Un bambino che deve ancora arrivare ma che lei vuole moltissimo, insieme a una bella casa, con della bella carta da parati e un camino vero. Intanto Guy pensa al foruncolo e alle audizioni. Insomma, il meccanismo è ovvio, si muove lì davanti a noi, mentre intatto viene buttata in mezzo altra suspense. 
Gli aspetti disturbanti si uniscono. Rosemary che non capisce, non capisce davvero, che pensa alle poltrone e Guy che vuole la parte, mentre intanto tutto ciò che può essere strano e sbagliato lo diventa in una maniera ancora più surreale e malsana. 

Il finale di Rosemary's Baby è sbagliato? Per qualche momento l'ho pensato. E poi, dopo averci rimuginato parecchio ed essermene lamentata ad alta voce ho capito che no, in realtà è perfetto. Una storia simile come altro poteva finire? In parte c'è una lezione, quasi una morale, grottesca ovviamente, e se la troverete come ho fatto io vi renderete conto che Ira Levin ve l'ha fatta.
Dunwich ha pubblicato recentemente il terzo volume delle avventure di Carnacki, un bel volumetto con tre racconti con appunto protagonista il personaggio creato da William Hodgson.
Carnacki è un cacciatore di fantasmi, esperto del soprannaturale e detective dell'ignoto, scienziato che cerca di comprendere le meraviglie celate nel mondo delle Mostruosità Esterne. Si trova a metà tra l'impertinenza di Sherlock Holmes e il modo di fare avventuriero di Dylan Dog per capirci. 


Questi racconti sono veloci e intriganti, ottimi per passare ottime ore colme di un terrore e adrenalina, la curiosità che va crescendo. 
Non c'è mai un calo d'attenzione, sopratutto per due motivi immagino. Ogni racconto inizia con Carnacki che, dopo aver acceso la pipa ed essersi messo comodo, si appresta a raccontare ai pochi amici prescelti per le sue serate l'ultima avventura. Il racconto procede poi in modo lineare, preciso. Viene proposto un mistero e lui, ovviamente accetta. Nella maggior parte dei casi imbraccia l'attrezzatura e si mette al lavoro. E questo è un altro elemento che offre una lettura avvincente e che provoca sempre più curiosità. Hodgson non si trattiene certo sui dettagli tecnici. Utilizzo dei colori, vibrazioni, apparecchiature vittoriane, fotografie e pentacoli elettrici. Il detective non è presuntuoso, spesso viene sopraffatto lui stesso dal terrore, ma affronta il caso con un vero e proprio metodo. Seguire le sue ipotesi, i suoi tentativi, non è per niente male. Sopratutto quando ci si mette di mezzo un vero e proprio essere maligno, e a quel punto i marchingegni del detective si trovano ad affrontare mostri folkloristici se non peggio. Questa storta di monsters of the week sono sicuramente protagonisti dei racconti migliori. 

In questo caso il primo racconto è decisamente il più bello del resto. Il maiale. Un uomo ha il sonno disturbato e ammette di sentire dei rumori. Dei grugniti. 
L'idea di una creatura simile, un semplice maiale ma terrificante e diabolico, proveniente da chissà quale dimensione incoerente, capace di affollare i sogni e le allucinazioni di qualcuno è un elemento disturbante tipico, come possono esserlo i rumori dentro ai muri o l'odore di putrefazione nelle soffitte. Qui la creatura che si trova ad affrontare Carnacki è davvero qualcosa di spaventoso. 

Gli altri due racconti, Lo Jarvee stregato e La scoperta, sono più leggeri. Più spirito d'avventura e meno follie allucinatorie. Ma non per questo da meno. Il secondo racconto ha come protagonista lo Jarvee, una nave infestata, il terzo invece (che per quanto il mio preferito sia chiaramente il primo, così disturbante, ho adorato tantissimo) è più un vero e proprio caso da risolvere, qualche indizio, un problema di contraffazione e basta. Nessun elemento soprannaturale, ma di nuovo, un metodo preciso e una risposta lampante.

I racconti di Hodgson non sono certo raccapriccianti o così disturbanti quanto possono esserlo quelli di Lovecraft o Chambers, ma sono essenziali. C'è tutto quello che volete in un buon racconto fantastico. Una ricerca, una missione, un orrore da affrontare. Il misticismo è sostituito dal terrore di non uscirne vivi e basta, da una soluzione che molto probabilmente è davanti ai nostri occhi, ma non si riesce a trovare. 
Consigliatissimo.  

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