Paper Moon
Perché ho visto prima il film invece che leggermi prima "Il labirinto" di Dashner? Molto probabilmente perché sono cretina. In ogni caso mi sono resa conto anche solo vedendo la trasposizione che sì, questa volta c'eravamo. La trama, i personaggi, mi sono piaciuti parecchio. E quindi ho recuperato il romanzo di Dashner. Ebbene, mi è piaciuto anche quello. Purtroppo però sono una scema e avendo letto prima il libro molte cose non erano così "esaltanti", l'adrenalina un po' si è persa. Però dai, ammettiamolo pure, stranamente una saga YA che mi piace abbastanza e che continuerò certamente. 


La trama sicuramente la sapete. Questi ragazzi sono rinchiusi in una radura al centro di un labirinto. Usciranno? Chi ce li ha messi? Perché quando arriva Thomas (il protagonista, ovvio) le cose si mettono male? 
Trama ovvia? Secondo me no. È solo, ringraziando il cielo, semplice. Ed estremamente efficace. Basta un labirinto, e l'idea di uscirne, a innescare un intreccio che si fa sempre più subdolo (e sicuramente nei due volumi seguenti lo diventerà ancora di più). Noi sappiamo poco, ma è proprio quel poco che ci spingerà ad avventurarci insieme a Thomas in quel dedalo misterioso. Basta una parola in realtà: intrigante.
Altro punto a favore di questo romanzo sono i personaggi. Sono sinceri. Basta con questi ragazzini che parlano come se fossero in un'opera di Shakespeare, che non hanno mai paura, che pensano e rimuginano sempre e comunque. In una società come quella che si è instaurata nella Radura si sopravvive e basta, per questo Dashner ha messo in scena ragazzini reali. L'unico che può un po' far storcere il naso è proprio Thomas (quasi sempre troppo coraggioso per i miei gusti, ma dobbiamo scoprire molto del suo passato). 
Inoltre devo ammettere che sono anche abbastanza ben caratterizzati. Forse alcuni più di altri, che vengono relegati in ruolo un po' macchiettistico. Ma l'interazione di questi ragazzi con quello che li circonda, cosa essenziale visto che è un distopico, è la cosa migliore di tutto il romanzo. La società che hanno creato, il linguaggio che usano, ha senso. Squillino le trombe, ha senso. 

Abbiamo quindi un romanzo adrenalinico, accattivante, di cui sento disperatamente bisogno di conoscere il seguito. Forse verrò delusa, ma non credo. 

Sarebbe stato meglio, mia cara Stiefvater, parlare solo di lupi. Ero partita con qualche dubbio perché diciamolo chiaramente, un libro come Shiver che sulla copertina esclama fiero "Una storia d'amore e di lupi" difficilmente sarebbe stato di mio gusto. Ma proviamoci mi sono detta, alla fine Raven Boys è stata una grandissima rivelazione (ve l'ho detto molto tempo fa qui, ma anche qui), la Stiefvater ha uno stile accattivante, infido come piace a me, leggiamo di questi lupi. 
Ragazzi, a me non è piaciuto per niente. Ma non sono qui per stroncarvelo, perché non mi ha inorridita o schifata, in realtà mi è proprio dispiaciuto. Sono quei casi dove ci resto male, l'idea c'è, è buona, ma poi evapora nel niente più assoluto. Come un Bilbo Baggins che passa davanti all'Anello e se ne sbatte. 



Grace viene attaccata dai lupi da piccola, Sam la salva, si stalkerano a vicenda fino a che non si incontrano quando un ragazzo viene attaccato dai lupi e cominciano a "frequentarsi". 
La trama è banale, ma non per il fattore "licantropi innamorati". È banale per il giovane che viene attaccato, Jack, che non si controlla, per la famiglia di Grace che sembra vivere su un pianeta del tutto differente, per la buona amica che si rivela ben più stupida del normale, per la stupida che invece poi si rivela solo una ragazza con dei sani problemi. 
Il pregio di Raven Boys, secondo il mio modesto parere, era stato proprio quello di collocare temi tipici del paranormal romance in un contesto meno ovvio, più mistico. In questo caso abbiamo tutto il contrario. Una buona idea, sebbene un po' ovvia, della ragazza e del lupo che si innamorano, viene affiancata da altri problemi dei quali, diciamolo chiaramente, ce ne frega ben poco. Perché non solo la lettura diventa esasperata, tanto sappiamo già come va a finire, ma è pure terribilmente noiosa.
La cosa più affascinante della storia d'amore da Grace e Sam è, cosa che viene fuori immediatamente e sulla quale era più giusto puntare, l'ossessione che hanno uno nei confronti dell'altra. Grace è cresciuta sperando di diventare lupo sebbene non fosse neanche certa dell'effettiva esistenza dei licantropi. Sam si struggeva di dolore per non poter diventare uomo di nuovo, e spiava Grace dal bosco. Questo è affascinante. Questo sì che mi sarebbe piaciuto. Ma sembra che anche qui si vada poi a peccare di coerenza, quando si comportano come i due tipici ragazzini timidi che non sanno quando baciarsi, quando lei potrebbe benissimo provare di nuovo a farsi mordere, visto che proprio vuole stare con lui eternamente. 
No ragazzi, non mi è piaciuto. E mi dispiace anche un pochino. 
Del seguito? Cosa mi dite? Vorrei continuare la lettura, per curiosità, ma se le cose non cambiano e si rimane bloccati a Mercy Fall a parlare di torte salate non credo di farcela.

Dovete spiegarmi perché alla fine sono scettica per un motivo, puntualmente mi ricredo, e poi comunque vengo delusa.
Oggi parliamo di "Grave Mercy", primo volume della saga "His fair assassin". Avete visto la copertina? Appunto. Mi aspettavo una cosa brutta, tipo la scema che si innamora del bad boy e viene trattata, appunto, da scema. Poi ho letto la trama. Suore che votano la loro esistenza al dio della morte (tale St. Mortain) e allenano ragazzine a diventare spie assassine. Ecco, io non mi sono lasciata abbindolare più di tanto dal discorso delle suore assassine, sperdute nel convento a tirar su macchine da guerre molto carine e seducenti. Però mi sono detta che magari qualcosa di buono poteva esserci. 



Sbagliato. 
Mettiamola così, l'idea è buona anche se banale (ragazzi, le suore assassine e le bellezze armate di stiletto, non mi sembra una cosa così rivoluzionaria), il personaggio principale ovvero Ismae, di cui seguiremo la missione alla corte di Anna di Bretagna, non è poi così fastidioso come più o meno tutte le protagoniste di uno YA. Peccato che però sia tutto terribilmente finto. 
L'autrice ha voluto farcire il suo romanzo di storia, provando a renderlo più serio, intrigante. Quello che ha ottenuto, secondo me, è solo una pesantezza insopportabile, pari a una ricerca storica fatta di copia e incolla. Gli intrighi di corte sono piatti, descritti in una maniera terribile, ovvi. LaFevers ci prova a farci sentire dentro il meccanismo, ci invita pure a metterci nei panni di Ismae, ma fallisce miseramente. Ci annoiamo e basta. 
Perché se ho in mano una storia dove ci sono assassine, intrighi di corte, amori impossibili e un po' di soprannaturale non dovrei annoiarmi così tanto. Invece andare avanti è impossibile. Neanche lo sfizio di trovare tutto assurdo. 
È un polpettone di ovvietà raccontate male. E mi dispiace un pochino, avrei preferito trovarlo pretenzioso e semplicemente banale. Invece abbiamo tutta questa roba, l'intrigo e l'elemento storico, Ismae e i suoi conflitti interiori. E alla fine poi di azione ne abbiamo ben poca, e se c'è passa in secondo piano. Tutte queste meraviglie che dovevano essere mostrate da divinità lugubri e suore ninja mica le ho viste.

Voi lo avete letto? Avete continuato la saga? 
Ebbene sì, come potete leggere grazie al presuntuoso titolo ho deciso di fare a teeny tiny classifica dei migliori e dei peggiori libri che ho letto quest'anno. Sono cinque libri molto belli, o almeno, che mi hanno particolarmente colpita, alcuni cambiata, e altri cinque che invece, meh. Meh e basta. Tutto in ordine casuale.
In generale il 2014 è stato un anno molto, molto proficuo. Ho letto 80 libri, 44 cartacei e 36 ebooks. Ah, chiaramente io non conto fumetti e nemmeno graphic novel (forse farò una classifica in merito anche a quelle, visto che quest'anno ho cominciato davvero a carburare anche in quel genere). 
In ogni caso ho completato perfettamente la mia challenge su Goodreads, e a parte il numero sono molto soddisfatta per la qualità. Di libri davvero brutti ne ho letti pochi, e quei pochi sono comunque libri dai quali non mi aspettavo molto. Per il resto ho fatto una bella scorpacciata di ottimi titoli, e nel caso voi non vi siate ancora gustati tali meraviglie vi invito a trarre spunto dalla classifica.



L'opera struggente di un formidabile genio, Dave Eggers. Questo è stato il mio primissimo incontro con Eggers, ed è stato quello che ha fatto scoccare la scintilla. Questo libro è bellissimo, cattivissimo e tagliente. Ma sopratutto è geniale. Sì, il titolo ha ragione. Ci sono così tante cose di cui potrei parlare per convincervi a leggerlo (il consiglio non basta, dovete, si deve). Un filo di sarcasmo crudele, una megalomania spropositata ed efficace, un uso della parola da occhi fissi sulla pagina. Tantissime cose. Cinque stelle di quelle che quando le do sento proprio che sì, ci siamo, ne ho trovato un altro che adoro.

Dio di illusioni, Donna Tartt. Forse dovrei citarvi almeno due o tre passi per farvi capire perché questo libro sia davvero bello, sul serio, e perché quando dite "Ma è la solita trama banale, è già sentito!" siete degli imbecilli della peggio specie che si lasciano sfuggire qualcosa di unico. 
A parte il fatto che la Tartt riesce a trasmettere la stessa sensazione di turbamento misto a meraviglia che io provo quando di notte, alle tre passate, nella via senza illuminazione dove abito mi fermo un po' a guardarmi intorno nel buio più completo.
Ma a parte la Tartt questa storia è una di quelle che con me vince in partenza perché parla della bellezza. La bellezza fredda e calcolatrice, la bellezza crudele, la bellezza vile, la bellezza che è solo superficiale. Del resto il Dio di illusioni del titolo è Dioniso, che rende le cose come in realtà non sono. E in mezzo a questo viaggio in una dimensione antica, greca, mistica, fatta di sottigliezze infime e occhi lascivi, la storia è un continuo rivelarsi, un rivelarsi statico e dinamico, un qualcosa che davvero, è incredibilmente toccante. Ma davvero, perché è da brividi, veri. E per quanto come il "messaggio" stesso possa sembrare uno di quelli ormai sfruttati fino all'esaurimento in un "normale" romanzo di formazione così non è, perché non si parla solo di male nascosto e di bellezza vuota, ma appunto, di come il male possa apparire di come si possa ottenere, e a quale prezzo, la bellezza, la maestosità antica, messaggio degno di una, appunto guarda caso, tragedia greca. Dio di illusioni è un libro davvero ricco, sentito, irrequieto, frastornante. E questa recensione è alquanto sconclusionata, ma anche io sono ancora affascinata, lì con loro.
 


The End, Lemony Snicket. Alt, momento. Questo libro riceve inoltre una menzione onoraria. Io, nella libreria, tengo a parte Sia Harry Potter che Tolkien perché sono quei libri che mi aiutano sempre. Ma che sopratutto mi hanno salvato in momenti davvero brutti in passato. Non siamo qui per parlare di me, ma fatto sta che quest'anno mi sono recuperata tutto Lemony Snicket. Tutto. E mi ha aiutato un sacco. Il fatto che io abbia letto questi libri proprio quest'anno è stata per me una fortuna. Potrei scrivere un libro su quanto questo autore abbia la mia completa stima. Fatto sta che ora, Lemony è sulla mensola insieme agli altri due. Proprio questo libro è nella classifica non perché è il finale, che tra l'altro persino su Goodreads mi sono rifiutata di recensire. Ma perché contiene in poche righe una grandissima verità, una verità triste, ma, assurdamente (ma non così assurda considerando poi Lemony) confortante. Però queste righe, scusate, ma le tengo per me.

Le correzioni, Jonathan Franzen. Di Franzen ho ormai parlato fin troppo. Che i suoi libri mi abbiano colpito si è capito, ma questo è stato quello che mi ha riempito la pancia di emozioni così vere, così reali.

I miserabili, Victor Hugo. Recensire i miserabili è una cosa alquanto impossibile, e forse pure inutile.
La bellezza di questo libro, la sua grandezza è inconcepibile, i suoi personaggi assurdamente veri. Non sento di compiere alcun torto nel dire che è sicuramente uno dei libri più belli mai scritti, uno di quelli che vi avvolgerà completamente. Come ho detto al mio ragazzo è inutile consigliarlo, va letto, non leggerlo è, detto proprio nella maniera meno consona e forse blasfema, come non aver mai mangiato la pizza. Quanta bellezza ti perdi.



Please ignore Vera Dietz, A.S. King. Il perché io abbia letto questo libro mi è un mistero. In realtà lo so, mi son detta "Leggiamo uno YA". Però, il perché abbia scelto proprio questo, che già dalla trama si capisce quanto sia terribile (considerando anche che a me non piace molto il genere), quello mi resta ignoto. Ho detto che non c'è un particolare ordine, ma sicuramente questo è il libro più brutto del 2014. Ma attenzione, non è il solito prodotto commerciale che vogliono ormai propinare ai lettori meno forti o alle ragazzine disperate. Oh, no. Questo è un libro davvero, solo che è talmente insulso da farvelo addirittura ricordare.

I guerrieri del ghiaccio, George R.R. Martin. Martin perché mi hai fatto ciò? Questo è sicuramente il libro più terribile della saga. Insomma la parte. Insomma, lo sapete come è stato diviso. Fuffa. Pura e semplice fuffa. E vi dirò, sono ormai più che certa che Martin il pathos se lo sia mangiato insieme a molte altre cose. Questo libro è semplicemente ridicolo, e io sono indignata. Quelli prima erano insulsi, carenti di suspense, introspezione, bellezza in generale. Ma questo è da ridere, sul serio. Non succede niente, niente, ma aspettate! Uno dei più grandi colpi di scena viene trattato e mostrato con lo stesso stile e prestanza che può avere un comodino Ikea serie Malm. Ah no, un momento. Il comodino ne ha di più.

Butcher's Crossing, John Williams. 
Scusate ma no. Ho colto la volontà e il "messaggio" (sebbene parlare di un messaggio secondo me sia quasi sempre sbagliato), ma mi è giunto in una forma così priva di sensazioni da farmi quasi annoiare. Pensavo di trovarlo pretenzioso, invece neppure quello.

Nel paese della persuasione, George Saunders. Ok, comincio a diventare impopolare. Però a me questo non è piaciuto. Però, un attimo, non sto dicendo "Che schifo". Solo che è stato il mio primo incontro con Saunders e mi aspettavo di meglio, ecco. L'ho trovato un po' noioso. Un bel po' noioso. Come ho detto, molti libri che non mi sono piaciuti non erano poi così terribili, mentre altri (vedi sopra) lo erano tantissimo. Questo appartiene alla prima categoria. Chiaramente Saunders si merita un'altra possibilità.


Il racconto dell'ancella, Margaret Atwood. Mamma mia. Solo ora noto che avevo dato tre stelle a questo libro. In realtà penso che fossi sviata dal fatto che alla fine mi aveva detto qualcosa. Eppure no, ripensandoci mi rento conto che no. È un distopico con un'ottima idea che non sta in piedi. O almeno traballa. È chiaramente sghemba. Fino a metà libro si vaga in una foschia piena di esasperazione. Ok, capisco, deve essere così, ma è terribilmente irritante. Io non voglio la spiegazione carina, anzi, adoro le incertezze, i dubbi, ma in questo caso è quasi tirata per le lunghe, cercando di costruire una sottospecie di suspense che non ci dovrebbe essere, non ci vuole essere, ma quasi c'è. Da metà libro in poi la situazione migliora, ma con altri strascichi di noncuranza, noia, intorpidimento. E ripeto, capisco la volontà di rendere la situazione (l'oppressione, il disagio, la speranza affievolita), ma è semplicemente irritante. Un irritante che non irrita.

Eccoci giunti alla fine della classifica. Avete letto o volete leggere qualcosa tra questi titoli? I vostri migliori o peggiori? 

 



Ovvero, di come quando un titolo è ruffiano il libro risulta al 97% insulso.
Attendere mesi e mesi (certe volte scordandosene effettivamente, visto che sì, è un po' un guilty pleasure) il terzo capitolo del Raven Cycle per poi ritrovarsi in mano un nugolo poco consistente e alla fine apparentemente indistricabile.
Andando con ordine.




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