Paper Moon
Il Settimino merita più di una lettura molto probabilmente. Questa è stata la prima, carica di tensione, motivata dalla voglia di arrivare in fondo, risolvere il caso, sciogliere i dubbi. La seconda avverrà sicuramente a dicembre, sotto Natale (periodo in cui il romanzo è ambientato, io l'ho letto a luglio, ma me lo sono divorata ugualmente senza pietà), e sicuramente nella seconda lettura apprezzerò di nuovo la potenza di questa storia, scavando di nuovo tra gli intrighi e le infamie dell'Italia infestata e, ancor più realisticamente, corrotta di Fabrizio Borgio (Acheron Books). 


Quando un bambino nasce prematuro al settimo mese, nasce un Settimino, un essere umano dotato di oscuri poteri soprannaturali, chiaramente, fuori controllo.
Grazie a questa impronta horror Borgio costruisce un romanzo all'apparenza molto semplice: un omicidio, un giovane telecinetico allo sbando, un caso da risolvere. Ma non si tratta di un solo e piacevole orrore da gustare. Certo, non è nascosta la vena macabra e terribile, l'etichetta horror è quella che più si addice a Il Settimino. Ma il vero piacere provato nel leggere questo romanzo è quello che si prova quando ci si accorge di star vivendo una situazione ad alto tasso soprannaturale in una claustrofobica bolla di intrighi creata da un governo italiano marcio e corrotto. 

Affidandosi a un protagonista iconico, Stefano Drago è il tipico detective di un giallo ben costruito, vengono maneggiati temi spinosi, come la corruzione del governo, i segreti di Stato, insieme ai misteri affidati al DIP (Mulder approves). I problemi, pessima situazione governativa italiana e misteriose bambine piangenti si uniscono, andando a creare un quadro ben più complesso rispetto a quanto uno potrebbe aspettarsi da questo romanzo. 
Questo è il suo punto forte. Il Settimino è in grado di stupire il suo lettore snocciolando un intrigo al secondo, riassumendo il passato della storia italiana coinvolgendo lo spettatore in uno show di orrori ad alta tensione.

E questo che ci si aspetta da un horror (quasi fanta.politico in questo caso), ma Borgio ha affidato al DIP compiti ben più importanti, e a questo punto sembra quasi scontato aspettare un seguito delle avventure di Stefano Drago.
(Niente di speciale o cerebrale.
Semplicemente, partiamo da un facile assunto:
libro < libro + caffè < libro + caffè + cibo
Una categoria a parte è quella:
libro + alcool)


Salve, piacere di conoscervi, sono Ale, colui che frena e acconsente gli impulsi librari della qui presente Diletta.
(Non sono ancora mai riuscito a frenarla nel comprare dei libri, ma ci si prova sempre no?)
Che ci faccio qui a scrivere? Beh la rubrica è aperta a tutti e quindi mi son detto di provarci. Le attenuanti erano tutte a mio favore, una volta avevo un blog, faccio la birra che lei beve, dopo un anno di studi sulla medesima ho ricominciato a leggere (shame on me), per quale assurda motivazione non dovrei riprovare a scrivere qualcosina? Nessuna.
Eccomi qui.

Mentre sorseggio la mia American Pale Ale alla fragola, vi vorrei incuriosire con questo libriccino: Cento Poesie D'Amore a LadyHawke.
Tralasciamo anche solo la citazione a quel gran film.



"Il nostro fidanzamento extramondano
ha avuto l'incriticabile bellezza delle fiabe

Io ti ho affidato 
un anello
con l'occhio azzurro del lupo argentato
tu mi hai messo al dito
un anello
con l'occhio marrone del falco pellegrino
così amarsi
sarebbe stato guardarsi

Quando mi hai reso l'anello
l'ho aggiunto all'altro
come le vedove
che sposano vera con vera
e adesso la mia mano sinistra sembra
la faccia schizofrenica di un husky"


"La fiaba degli amanti
cui un maleficio tolse
d'incontrarsi
               (donna di notte lei
                                      e con la luce falco
                lui con la luce uomo
                                      e nottetempo lupo)
ci piacque tanto che per un bel pezzo
ci siamo firmati Knightwolf e Ladyhawke
finché capimmo
l'inutilità della speranza di ritrovarci insieme
nell'umano
il nostro più ambizioso traguardo
essendo di confondere
il pelo con le piume"

"(Come se un lupo
fosse mai uscito indenne da una fiaba
come se in ogni falco
non si ripetesse degli Alberighi
l'antico scelo)"
Premessa per un addio di Gian Luca Favetto (NN Editore, as usual), ci trasporta immediatamente in un luogo ben preciso, in una posizione di perfetto squilibrio, in alto, sopra l'oceano, su un volo diretto a New York. 


Se c'è un continuo riferimento agli spazi, ai luoghi, alle distanze è perché Tommaso Techel è un geografo. Ed è questo che fa, calcola le distanze, sopratutto quelle umane. 
Ma per quanto il suo lavoro consista in una mappatura precisa lui non è capace di ordinarsi. Tommaso vive l'abbandono e non riesce a gestire la sua rabbia. Una rabbia muta e glaciale, che lo porta viaggiare non per scoprire, per conoscere (è o non è un geografo?).
Tommaso Techel viaggia per nascondersi. Per questo è diretto a New York. Un amica ha un appartamento vuoto ed è lì che è diretto. Ma è proprio sul'aereo diretto a New York che conosce Alma Berlin. Che lo porterà a conoscere Gladys. E infine Cora. 

"Scrive che la rabbia è come i titani, antica e ottusa. E lui è stato travolto dai titani, se li è visti addosso - una tempesta, e dopo la tempesta il ghiaccio, e dopo il ghiaccio il vuoto."Questo romanzo è un viaggio immobile. La rabbia artica e letale di Tommaso è percepibile in ogni pagina. Perché appunto non esplode, non brucia e non fa apparentemente alcun male. È una rabbia dolorosa perché non permette il movimento. Quando sei congelato è difficile trovare qualcosa capace di scioglierti fino in fondo. E il motivo per cui Tommaso è così arrabbiato, lo scoprirete da soli, lui riesce a raccontarlo fino in fondo.

L'antidoto alla rabbia sono e storie. E le persone. 
Ed è questo che c'è a New York, una città che ti permette di essere chiunque. Una città che permette la sopravvivenza perché non ti chiede mai chi sei veramente.
Mentre ricorda alcuni viaggi passati ci si rende conto come quelle di New York siano piccolezze quotidiane, non grand avventure. Eppure è proprio qui che Tommaso riesce a rirdinare sé stesso. Perché bisogna riuscire a fermarsi. 
Tommaso trova un libro Foreword to Farewell (Premessa per un addio, appunto) di e trova delle persone. 

"«E lei si è perso nel libro?» chiede Gladys.
Io sono già perso da prima, gli verrebbe da rispondere. «No» dice «mi sembra di no. Magari però mi sono perso e non me ne accorgo».

Premessa per un addio non è solamente un percorso preciso, c'è Tommaso, c'è quello che succede con Cora, c'è l'appartamento. Ma è un romanzo che riesce a mostrare (e a raccontare, ovvio) quanto le storie siano potenti, come la letteratura sia capace di mettere in movimento le persone, come ci unisca, facendoci perdere per poi ritrovarci.  

Post più vecchi Home page
Visualizza la versione per cellulari
Diletta, 25. Time travel consultations/(k)ink/coffee.

   
  

POPULAR POST

  • Talking about | Perché leggere Franzen fa bene (ma fa anche male)
  • Wishlist | cercando di dare un senso alle cose
  • Monday Mixture | I drink and I know things

Categories

  • talking about
  • get this now
  • wishlist
  • monday mixture
  • haul
  • turn of the brew
  • oroscopo

Lettori fissi

Copyright © 2016 Paper Moon. Created by OddThemes