Paper Moon
Come anticipato nei preferiti di marzo sto per assillarvi riguardo a "Ogni cosa è illuminata".
All'inizio avrete un momento di panico. Penserete che no, non lo finirete mai quel libro, quel mucchio di parole scomposto, quella trama apparentemente insensata. Pochi giorni dopo probabilmente tentennerete nel finirlo, gli occhi pieni di lacrime calde.
Ve lo assicuro, per questo dovete leggerlo.

  • È complicato ma semplice. Abbiamo due storie (in realtà sono tantissime storia, ma vabbè). Una è quella dell'Eroe, Jonathan stesso, studente americano che parte per l'Ucraina alla ricerca della donna che salvò suo nonno dai nazisti. La storia dell'Eroe è narrata da Alex Perchov, coetaneo di Jonathan, scapestratissimo, che dovrebbe essere l'interprete nella loro ricerca, insieme a suo nonno, cieco e impertinente. La seconda storia è quella narrata invece dall'Eroe, che ricostruisce una genesi mitica dei suoi antenati, a partire dal suo bis-bis-bis-bis-bisnonno. Può sembrare complicatissimo e insensato (sopratutto all'inizio, non ci sono grosse indicazioni che vi permetteranno di orientarvi) ma è in realtà perfettamente lineare. I salti temporali sono perfettamente costruiti e vi faranno sentire sulla pelle tutte le sensazioni della storia. Le lettere di Alex all'Eroe, nel suo inglese improvvisato, il racconto del loro viaggio, con il nonno che sempre più mostra segni di cedimento verso un lato dolcemente umano, la storia di Trachimbrod, i suoi abitanti, la bambina salvata da un annegamento che è il primo tassello di una genealogia bellissima.
  • I capitoli di Alex, che sono appunti quelli che all'inizio vi sembreranno improponibili e pretenziosi (almeno per me è stato così) sono fantastici. Le sue lettere sono dense, vere, Alex porta avanti la storia stessa ma al contempo ne accusa sempre di più il peso, per questo imparerete ad amarlo. Ed il suo linguaggio. Nel suo inglese scorretto creerà neologismi che vi faranno morire ("crea le Z"=dormire).
  • Trachimbrod. La storia di questo shetl (un villaggio ebreo) vi riempirà il cuore. Il primo tassello della genealogia è una bambina che si salva da un annegamento, diventerà bellissima ma soffrirà un bel po'. Questa parte è stata la mia preferita, e credo che valga la pena leggere il libro anche solo per cose come questa: “Puoi levarti anche le calze?" Gli chiedeva lei. "E i calzoni?"
    "E tu ti puoi levare i tuoi?"
    "Sono timida anch'io," diceva lei, il che – per quanto avessero visto i rispettivi corpi nudi centinaia, anzi probabilmente migliaia di volte, era vero. Non si erano mai visti da lontano. Non avevano mai conosciuto l’intimità più profonda, quella raggiungibile solo con la distanza. Lei andava al foro e lo guardava in silenzio per alcuni minuti. Poi si riallontanava dal foro. Lui si avvicinava e la guardava a sua volta in silenzio per qualche minuto. E in quel silenzio raggiungevano un’altra intimità, quella delle parole senza parlare.” 
  • Scatole piene di cose. Ovvero, una parte così apparentemente assurda, improbabile, surreale ma così umana e fragile che vi assicuro, io sono una che non si commuove facilmente, ma in questo caso è impossibile non farlo.
Vi ho convinto almeno un pochino?
Marzo, amico mio. Portatore di regali inaspettati, gatti impazziti, sole in giardino. 
Questo mese offre sempre belle cose insomma. Ma dicevamo. Otto libri, quasi tutti bellissimi. L'unica vera delusione è stata la Némirovsky con "Il ballo" (sicuramente le verrà data un'altra chance, non sono un boia), l'ho trovato un po' esagerato, stupendamente pieno di rabbia, ma con qualcosa di non detto che secondo me vanifica un po' tutto. Ma niente di grave. Se avete consigli sulla Némirovsky sono tutti ben accetti!
In ogni caso, i preferiti!



  • Glamorama, Bret Easton Ellis. Riguardo al quale ho delirato più approfonditamente qui. Ellis all'inizio è sempre un pugno in un occhio. Sembra arrecare lo stesso fastidio di quelle persone che non fanno altro che urlare. Ma poi passa. Anche stavolta è riuscito a conquistarmi, anche un po' di più che con "American Psycho" (che mi aveva lasciato un po' insoddisfatta alla fine). Il mondo di Ellis, di Victor in questo caso, è fatto di splendida mercanzia, persone luccicanti ma irrimediabilmente danneggiate, semplici manichini senza valore. Ci sono fidanzate gelose, sfilate con a seguito party dove si sguazza nella cocaina, organizzazioni terroristiche, ma tranquilli: niente ha senso.
    Ellis ci offre un salto nel vuoto, nel nonsense.
  • Shotgun Lovesongs, Nickolas Butler. E anche di questo ho già parlato, per la precisione qua. Io ogni anno a marzo leggo un libro che poi mi porto nel cuore tutto l'anno, e son certa che il premio di quest'anno vada proprio a Shotgun Lovesongs. È sincero, onesto, umano. E come potrebbe non esserlo un romanzo ambientato in Wisconsin, con cervi che passeggiano vicino casa, dove uomini con delle belle barbe sono estremamente e semplicemente uomini?
    "E lì, nel mezzo del mio salotto, c’era un coyote a quattro zampe con il pelo giallastro; la porta d’ingresso era ancora spalancata. Rimasi pietrificato. Il coyote alzò la testa, mi studiò per qualche secondo e sollevò una zampa tinta di bianco per grattare l’aria tra noi. Non saprei dire quanto siamo rimasti in quella posizione ad annusarci, ma alla fine ho avuto il buon senso di dire con voce tagliente: «Vattene, via, sciò.» Temevo che la mia voce non avrebbe funzionato. E il coyote lo fece, voltandosi lentamente come un cane che aveva ricevuto una ramanzina; tornò verso la porta principale in quella che era diventata un’andatura spavalda, prima di lanciarsi in una corsa vera e propria sulle strisce di prato che separavano la casa dal vialetto e di infiltrarsi nell’erba alta dove vidi il suo pelo bianco-giallo spuntare di tanto in tanto in mezzo ai fiori selvatici. Poi chiusi la porta col lucchetto, una cosa che faccio raramente, eppure la feci. Mi sedetti, e rimasi immobile a lungo. Mi fissai le mani. Mi sentivo vivo, sentivo ogni fibra del corpo che vibrava, ogni atomo energizzato, il sangue che scorreva spavaldo. Vivo qui, ho scelto di vivere qui, perché qui la vita mi sembra reale. Autentica, genuina... non lo so, fattibile. Magari si sentono tutti così, magari no."
  • Ogni cosa è illuminata, Jonathan Safran Foer. Una recensioncina arriverà, mi sento in dovere. Mi dite come sia possibile non apprezzare questo libro? Ho visto recensioni negative e non le capisco. Lo chiedo seriamente eh. All'inizio effettivamente ho avuto una bruttissima sensazione, cosa stavo leggendo, che roba era, molto probabilmente ci avrei messo vent'anni a leggerlo. Tre giorni dopo lo finivo con le lacrime agli occhi.
    D'altronde non avete solo una storia bella. Ne avete due. Una è quella dell'Eroe (l'autore stesso), narrata da Alex Perchov, un giovane ucraino che vi inaspettatamente vi conquisterà. Foer parte alla ricerca della donna che salvò suo nonno dai nazisti. E l'altra storia è propria la genesi mitica degli antenati di Foer, a partire da una bambina che si salvo da un annegamento. I
    l collante sono cose fragilissime, scatole piene di cose,vecchi pieni di rimpianti. Vi distrugge un po', ma dovete.
Tutti libri meravigliosi. Che dovete leggere.
Non ci sono scuse secondo me. Neanche un po'. Il problema è molto probabilmente il fatto che comprando online regali di Natale son finita a fare qualche regalo anche a me. L'internet è insidioso, è risaputo (Khaleesi).
Sono stata piuttosto brava (ehm) nel saper gestire l'acquisto incontrollato facendo miei anche degli ebook, così da non riempire immediatamente la nuova spaziosisssssima libreria (due fedeli Billy, sono povera, niente roba alla Bella e la Bestia). 
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