Paper Moon
Pochi ma buoni, anzi, buonissimi. 
Continua l'estate sci-fi/fantasy, quindi:

 

The Colour of Magic, Terry Pratchett. Primo volume della saga Discworld, perché sì, era una vergogna non averla ancora iniziata. Brillante. Mi ricorda Douglas, e questo è il complimento migliore del mondo. Oh, comunque come si fa a leggerlo con calma e criterio?

Lontano dal pianeta silenzioso, C.S. Lewis. Anche questo non è un volume unico, ma la prima parte della Space Trilogy di Lewis, in Italia pubblicata da Adelphi. E insomma, Lewis colpisce ancora, ma con più delicatezza (leggi: non è cattolicone come al solito).Se nelle Cronache l'ideologia era in certi passaggi quasi logorroica, fin troppo invasiva, in questo primo capitolo l'autore riesce a instaurare, tramite gli occhi del suo protagonista Elwin Ransom, che si trova faccia a faccia con creature completamente diverse, eticamente e moralmente opposte all'uomo, un dialogo con il suo lettore. Il risultato è una storia d'avventura, un viaggio che ci fa attraversare un pianeta, che si fa portavoce di una lunga digressione filosofica e poetica.
Il "carico" è alleggerito dall'incontro con le diverse specie presenti su Malacandra e dalla cosmologia che viene mano a mano introdotta (e che verrà sicuramente ampliata nei libri successivi).

Ebbene sì, tutto qui. Al momento sto leggendo La Cospirazione contro la razza umana di Thomas Ligotti e Amore in forma chiusa di Roberto Piumini. 
Per quanto riguarda Ligotti posso tranquillamente affermare che questo saggio è un vero e proprio capolavoro nichilista. Paura, dolore e sofferenza, spauracchi classici di un racconto horror vengono qui analizzati in base alla reazione dell'essere umano nei loro confronti. Perché la vita non è naturale. C'è qualcosa che non va, e questo la rende quasi soprannaturale. Ma fermiamoci qui per ora. Quello di Piumini è invece un meraviglioso canzoniere.

"In quattordici versi solamente,
poiché la tradizione così vuole,
voglio parlar di te compiutamente:
come si dice, in poche parole.

Intanto sono già ridotti a dieci:
occorrerà una sintesi più forte:
invece di “preghiere” dirò “preci”,
cesellerò immagini più corte.

Me ne restano sei, ma sufficienti:
non ne dovrebbe occorrere di più
se sono versi fervidi e stringenti.

Tre versi possono essere un bijoux,
basta vedere i componimenti
di Dante, o di Petrarca. Tu sei tu."

Pause mastodontiche dallo sci-fi, ma prelibatissime. 

 
Difficile mantenere un tono serio e composto parlando di un libro che appena mi è capitato sotto gli occhi mi ha letteralmente fregato, catturando la mia attenzione, mostrando a tutti che sì, io non sono cresciuta, neanche un po'. 
I Regni del fuoco è una saga fantasy in corso di pubblicazione per il Battello a Vapore, questo primo volume La profezia dei cinque draghi è uscito il dieci maggio, ma l'autrice Tui T. Sutherland ha già pubblicato ben nove volumi, e a breve uscirà l'ultimo della serie. Il target è dieci anni in su, ma vi assicuro che non è vero. Questa saga è una boccata di aria fresca. 
Perché? 




  • Certo, Wings of fire è una saga per ragazzi. Il regno dei draghi, Pyrha è scosso da guerre fratricide. Tre sorelle si contendono il trono, ognuna di loro alleata con un clan di draghi meravigliosi. Sì, perché ci sono diversi clan. Ci sono gli Ali di Fango, di Sabbia, Mare, Cielo, Pioggia, Ghiaccio e Notte. Ma c'è dell'altro. C'è una profezia. Dei draghi verranno a metter fine alla guerra, scegliendo la legittima sovrana.
    Un libro per ragazzi, con una trama ben definita, certo. Ma gli intrighi sono sensazionali. Dal prologo all'epilogo si è completamente immersi in un'atmosfera ad alta tensione, e non scherzo. Il ritmo della narrazione è intenso, un ritmo che funziona perché per quanto alcune dinamiche siano ovvie riesce comunque a suscitare meraviglia. 
  • E questi draghi non sono stereotipati. Prima di tutto come draghi. Perché diciamolo, i draghi fanno una gran bella figura, ma spesso sono gestiti in una maniera orripilante (sento un mormorio diffuso che suona come "Paolini"). Questi draghi fanno parte di una società con delle regole ben precise, con dei rituali nuovi. E i personaggi stessi non sono vittime di un'eccessiva semplificazione ringraziando il cielo. Il loro essere di specie diverse li rende unici, ma appare poco a poco quanto siano singolarmente uniche le loro stesse personalità. 
  • L'autrice riesce a unire meccanismi tipici di una saga fantasy (la guerra tra razze, i diversi poteri, regni ben localizzati su mappe, luoghi segreti nel cuore delle montagne) a eventi che hanno ben poco a che fare in un romanzo di questo tipo. Ci sono tradimenti crudeli, e inganni ben organizzati. C'è della suspense.
    Procedendo nella lettura si vede come vengano lentamente suggeriti nuovi risvolti, cosa dovranno a breve affrontare i personaggi. E noi vogliamo saperlo. E mi rendo conto che vorrei dirvi altro, ma rischio di fare spoiler. Ebbene sì.
  • Bonus: uno dei rari casi in cui dei cuccioli di drago sono davvero cuccioli di drago. Solo Martin era riuscito a dare un'idea abbastanza "realistica" di cosa possa davvero rappresentare un piccolo essere sputafuoco capace di crescere a dismisura diventando letale.
    Ma Martin ha comunque collocato i draghi in un mondo popolato da umani. Qui i draghi sono i padroni. E la Sutherland è riuscita a render loro giustizia. 

Insomma, io bramo il secondo volume. Già. 
Questa estate, ormai è appurato, sarà dedicata al fantasy e allo sci-fi.
Non per il bisogno di fare chissà quale immenso e assurdo recupero, sono due generi che leggo spesso e con costanza. Il problema è un altro, ben più grave: ho troppi libri da leggere. Libri che si accumulano ce ne sono sempre, chiaro, il problema è che sto accumulando titoli che "devo leggere subito". E poi invece no, chiaro. 
Quindi, per non far rimanere male nessuno (mi riferisco ai libri, chiaro) ho deciso di smaltire un po' i romanzi e le raccolte che rientrano in questa categoria. 


 


I regni del fuoco: la profezia dei cinque draghi, Tui T. Sutherland (Battello a Vapore):
Questa saga è una droga. No, non sono mai cresciuta.
Mi difenderò (ma neanche ci provo) dicendo che la Sutherland ha unito dinamiche fantasy (la guerra tra razze, luoghi ben localizzati su mappe, posti segreti nel cuore delle montagne), insieme ad eventi capace di tenere il lettore incollato alle pagine, grazie a un ritmo narrativo scandito da intrighi perfetti.
Bonus: cuccioli di drago. Finalmente un po' di giustizia. Solo Martin è riuscito a dare un'idea abbastanza "realistica" di cosa possa davvero rappresentare un piccolo essere sputafuoco capace di crescere a dismisura diventando letale.
Ma Martin ha comunque collocato i draghi in un mondo popolato da umani. Qui i draghi sono i padroni.

Io sono vivo, voi siete morti, Emmanuel Carrère (Adelphi): 
Un Impero che non è mai cessato, la continua lotta tra finzione e realtà (ma sopratutto tra il koinos e l'idios kosmos, battaglia infinità ancor più terrificante perché propria dell'uomo, interna e feroce, ma anche della macchina-simulacro) per conquistare l'egemonia.
La storia di Dick è certo riflessa nei suoi romanzi, tra il ghigno di Palmer Eldritch e l'eterna inconsapevolezza di Hawthorne Abendsen, ma è sopratutto la figura continuamente sospesa di Dick stesso, sempre al confine e che coglie sempre l'occasione, fortunatamente, di dire la sua, cercando di varcare lo specchio, o almeno cercando di decifrare le scritte che vi compaiono.

 


Cento posie d'amore a Ladyhawke, Michele Mari (Einaudi): Intermezzo. 
Un canzoniere struggente e allo stesso modo infimo.
Da Shakespeare a Ladyhawke, il passo è davvero 
brevissimo (bello e crudele).

Le meraviglie del possibile: antologia della fantascienza, Carlo Fruttero (Einaudi):
Una delle raccolte più belle e sinceramente essenziali che mi siano mai capitate sotto il naso. Dai pianeti ostili, luoghi estranei, dove la speranza folle conduce il viaggiatore infine a cercare una qualsiasi traccia di vita, anche la più avversa. Creature troppo diverse, creature nascoste. simulacri umani che non sono altro che macchine terribilmente simili a noi. Viaggi nel tempo e paradossi. Distopie e infine il post umano. Un lungo percorso, una traccia senza fine. (Ho scoperto Fredric Brown e Heinlein, la mia mente canta).

Altro piccolo romanzo letto in un intermezzo è stato Premessa per un addio di Gian Luca Favetto (NN Editore), ma c'è già un delirio al riguardo in programma. 
Al momento in lettura ci sono due cult assurdi: Lontano dal pianeta silenzioso del nostro caro amico cattolicone Lewis, e il brillante e meschino Terry Pratchett, perché sì, ho iniziato la serie Discworld, di conseguenza The colour of magic mi sta facendo morire.
Dunwich ha pubblicato recentemente il terzo volume delle avventure di Carnacki, un bel volumetto con tre racconti con appunto protagonista il personaggio creato da William Hodgson.
Carnacki è un cacciatore di fantasmi, esperto del soprannaturale e detective dell'ignoto, scienziato che cerca di comprendere le meraviglie celate nel mondo delle Mostruosità Esterne. Si trova a metà tra l'impertinenza di Sherlock Holmes e il modo di fare avventuriero di Dylan Dog per capirci. 


Questi racconti sono veloci e intriganti, ottimi per passare ottime ore colme di un terrore e adrenalina, la curiosità che va crescendo. 
Non c'è mai un calo d'attenzione, sopratutto per due motivi immagino. Ogni racconto inizia con Carnacki che, dopo aver acceso la pipa ed essersi messo comodo, si appresta a raccontare ai pochi amici prescelti per le sue serate l'ultima avventura. Il racconto procede poi in modo lineare, preciso. Viene proposto un mistero e lui, ovviamente accetta. Nella maggior parte dei casi imbraccia l'attrezzatura e si mette al lavoro. E questo è un altro elemento che offre una lettura avvincente e che provoca sempre più curiosità. Hodgson non si trattiene certo sui dettagli tecnici. Utilizzo dei colori, vibrazioni, apparecchiature vittoriane, fotografie e pentacoli elettrici. Il detective non è presuntuoso, spesso viene sopraffatto lui stesso dal terrore, ma affronta il caso con un vero e proprio metodo. Seguire le sue ipotesi, i suoi tentativi, non è per niente male. Sopratutto quando ci si mette di mezzo un vero e proprio essere maligno, e a quel punto i marchingegni del detective si trovano ad affrontare mostri folkloristici se non peggio. Questa storta di monsters of the week sono sicuramente protagonisti dei racconti migliori. 

In questo caso il primo racconto è decisamente il più bello del resto. Il maiale. Un uomo ha il sonno disturbato e ammette di sentire dei rumori. Dei grugniti. 
L'idea di una creatura simile, un semplice maiale ma terrificante e diabolico, proveniente da chissà quale dimensione incoerente, capace di affollare i sogni e le allucinazioni di qualcuno è un elemento disturbante tipico, come possono esserlo i rumori dentro ai muri o l'odore di putrefazione nelle soffitte. Qui la creatura che si trova ad affrontare Carnacki è davvero qualcosa di spaventoso. 

Gli altri due racconti, Lo Jarvee stregato e La scoperta, sono più leggeri. Più spirito d'avventura e meno follie allucinatorie. Ma non per questo da meno. Il secondo racconto ha come protagonista lo Jarvee, una nave infestata, il terzo invece (che per quanto il mio preferito sia chiaramente il primo, così disturbante, ho adorato tantissimo) è più un vero e proprio caso da risolvere, qualche indizio, un problema di contraffazione e basta. Nessun elemento soprannaturale, ma di nuovo, un metodo preciso e una risposta lampante.

I racconti di Hodgson non sono certo raccapriccianti o così disturbanti quanto possono esserlo quelli di Lovecraft o Chambers, ma sono essenziali. C'è tutto quello che volete in un buon racconto fantastico. Una ricerca, una missione, un orrore da affrontare. Il misticismo è sostituito dal terrore di non uscirne vivi e basta, da una soluzione che molto probabilmente è davanti ai nostri occhi, ma non si riesce a trovare. 
Consigliatissimo.  

Ogni tanto bisogna pur allentare un po' la presa. E io mi sono presa una giornata (un giovedì, cosa che è abbastanza esplicativa di suo) per rilassarmi e divertirmi un pochino. Alla fine Italian Way of Cooking, Marco Cardone edito da Acheron Books (che vi invito a spulciare, fantasy e sci-fi tutto italiano) me lo sono divorata in un giorno. Dalla mattina di un terribile giovedì alla sera dopo cena. Qui di seguito le buone ragioni per prendervi una pausa anche voi. Lo so, sono finite le vacanze, quale pausa? Ma la pausa dalle vacanze chiaro, non mi dite che volete altra gente intorno spero.



  • È divertente, chiaro. Un romanzo che parla di come un cuoco il cui ristorante va piuttosto male si ritrovi a cucinare creature soprannaturali può essere due cose: pretenzioso o divertente. Matteo per fortuna sceglie la via giusta (non fate caso alle parole che uso, sono ancora abbastanza traviata da SW). Dopo solo qualche riga verrete travolti dal sano e ottimo vernacolo toscano (sono di parte, lo so). Sarete sommersi voi e le vostre mamme. Non ci si può fare niente, ogni uscita di Nero, ogni suo pensiero sgangherato vi farà sogghignare. Ma non è tutto. La dinamica degli eventi è costruita in maniera essenziale, ma non ovvia. Di conseguenza le azioni sono degne di una serie tv divertente e capace di creare dipendenza. Sappiamo cosa sta per succedere e non vediamo l'ora che ci venga mostrato.
  • I mostri che Nero cucina sono italiani. Prodotti D.O.P. In pratica assisterete alla ricerca di creature appartenenti a un folklore del tutto nostrano più o meno letali. Questa scelta è molto probabilmente la carta vincente. Un romanzo che parla di mostri cucinati da un protagonista spiantato e divertente è buono, ma se i mostri sono insoliti, poco noti e legati a un territorio ben preciso, il romanzo diventa un magnete, la curiosità è giustificata. 
  • Continuo a ripetervi quanto sia divertente, la verità è che c'è anche una buona dose di azione. Nero possiede anche un'arma degna del suo nome, mozzateste. Chiaro, stiamo andando a caccia di mostri. L'unica pecca è questa forse, io di azione ne avrei voluta anche di più. 
  • È scritto bene. Me ne sono accorta dopo le prime venti pagine divorate. Intrattenimento allo stato puro in una confezione perfetta.
Leggetelo, prendetevi una pausa. E poi le cose sono serie ragazzi, con il ricettario imparerete a cucinare il Kappa. Viene buono, davvero. 
È forse possibile unire un sacco di cose terrificanti, ambigue, capaci di suscitare un "sense of wonder" che sfocia poi nel più completo raccapriccio? Ma, sopratutto, è possibile unirle e non creare una bruttissima opera che sfamerà solo la vostra voglia di leggere del pattume privo di riflessioni? 
Sì. Basta che vi procuriate "Le macchine infernali" del buon vecchio Kevin Wayne Jeter (uscito negli Urania) e sprofondiate in un labirinto di stradine londinesi per farvi accapponare la pelle. 


  • Jeter è l'inventore del termine steampunk. Ora, il mio fedelissimo compagno ne ha parlato anche qui,facendo il punto su quanto tra l'altro la gente si approfitti del termine e permetta alla propria persona di sfoggiare abiti che con lo steampunk hanno ben poco a che fare. Il punto è che in ogni caso in questo romanzo travalichiamo un bel po' il classico steampunk, per avere effettivamente un tripudio di stranezze e ucronie spaventose. Lo steampunk è la mera facciata, una scusa per mettere in scena stranezze e temi ben più spaventosi, dove il tic tac di un congegno a molla contorna il tutto. Quando il povero Signor Dower, orfano di un padre famoso per i suoi automi canterini, viene contattato in merito a un strano marchingegno, piomberà nelle assurdità più tremende.
  • Per l'appunto abbiamo un bel miscuglio di cose fatte bene. E sottolineo fatte bene. Come ho già detto poteva venirne fuori un'opera molto sciatta, oppure un bel polpettone indigesto. E invece abbiamo dell'ottimo scifi, dell'horror e pure del fantasy. Non scherzo. Sopratutto riguardo all'horror. Del resto sono venuta a sapere che Jeter ha iniziato proprio spaventando a dovere la gente, e devo ammettere che c'è riuscito benissimo anche qui. L'aria che si respira è malsana, degli "Automi Clericali" ci fissano con sospetto, si finisce in mezzo a stradine sconosciute, dove nessuno vorrebbe mai finire. 
  • Le macchine infernali di cui si parla nel titolo vi stupiranno. Non lasciatevi trarre in inganno da un'etichetta che vi parla di fantascienza. Qui abbiamo la mente umana applicata all'orrore vero. Dovrete voi stessi scoprire cosa siano realmente queste macchine infernali, qual è il loro vero scopo. Oppure, se la macchina infernale c'è davvero, e l'orrore si nasconde sotto ben altri nomi.
  • I personaggi che vi accompagnano in questo tour dell'assurdo sono più definibili con il termine creature. E scoprirete voi stessi perché. Tralasciando il fatto che la caratterizzazione non scade nell'ovvietà e che ogni personaggio sulla strada sarà di una qualche utilità e sopratutto sarà reale, la fauna che vi verrà incontro sarà molto, credetemi, molto variegata.
  • Come non parlare poi dei pazzi ululanti bestemmie che vi stordiranno con enigmi di cui non ci saranno risposte, di subdoli doppelgänger e cani che sanno più del dovuto? Sto palesemente cercando di incuriosirvi eh.
  • E infine, quello che davvero ha preso il mio scetticismo riguardo a quello che credevo fosse un tenero romanzo per passare il tempo in aereo. Amanti di Lovecraft venite avanti. Mollate Bloodborne e immergetevi in quello che vi lascerà quella tipica traccia di inquietudine, grazie alla quale vi sentirete maledettamente osservati dal cielo.
Insomma vi ho convinti? Non volete lasciarvi trascinare un pochino nel famigerato distretto di Wetwick e sentire un ticchettio sospetto?

Ovvero, di come quando un titolo è ruffiano il libro risulta al 97% insulso.
Attendere mesi e mesi (certe volte scordandosene effettivamente, visto che sì, è un po' un guilty pleasure) il terzo capitolo del Raven Cycle per poi ritrovarsi in mano un nugolo poco consistente e alla fine apparentemente indistricabile.
Andando con ordine.




Sarà perché la mia idea di Natale è estremamente (e non mi sento in colpa) associata alle armature canterine di Hogwarts, ai suoi alberi maestosi che Hagrid trascina nella Sala Grande, per me sotto Natale si leggono principalmente fantasy.
Lettrice giustamente onnivora tendo comunque a concentrare nel mese di Dicembre le letture che non appartengono decisamente a questo piano della realtà. Per me il Natale non è qui, per me il Natale è insieme a creature sfavillanti e temibili, in posti dove ci sono più lune, o l'inverno regna perpetuo.
Trovo confortevole l'idea di passare le feste a Narnia, o per l'ennesima volta, nella Terra di Mezzo ai suoi albori (leggete il Silmarillion, ve ne prego!).
Quindi, ecco i miei consigli per un Natale lontano dai parenti che vengono a suonare il campanello portando cesti con panettoni di dubbia qualità, lontano dai cugini piccoli che vi martellano il cervello per mostrarvi un regalo che non dovrebbero neanche aver ricevuto perché sono insopportabili, lontano dalle lucine intermittenti che il vostro stomaco vi mostrerà quando vi sarete strafogati e vi sentirete in colpa.


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