Paper Moon
Il brutto di questo post è che novembre è finito ergo arriva dicembre. Devo continuare?
IL NATALE. La festa dove tutti possono permettersi di farsi i cazzi tuoi a più riprese. 
Comunque, lato positivo, io sto già stendendo una bella wishlist che piazzerò strategicamente sotto gli occhi di qualche povera vittima, la condividerò con voi poi. 

Insomma, i preferiti? Sono due, e ci ho già delirato sopra a sufficienza, ma nel caso il bombardamento psicologico che vi ho proposto non sia bastato, eccoci qui.



  • Il Cerchio, Dave Eggers. È un distopico? In parte. Quello che si propone di fare è abbattere le barriere (ironicamente mettendo schermi tra le persone, chiaro). La democrazia del Cerchio è basata sul fatto che la privacy sia un furto, avere un segreto è mentire. Il benessere politico, sociale, fisico addirittura, è basato sulla condivisione. L'estremismo è crescente. Si arriva fino alla trasparenza totale.
    Questo nuovo "stato" compare nella seconda parte del romanzo e vi causerà la stessa sensazione di disorientamento che avete sicuramente avuto di fronte a Winston Smith ormai irrimediabilmente trasfigurato. 

    Ma di fronte a una democrazia come questa scompare il libero arbitrio. Scompare l'individuo. A Mae verrà fatto notare come del resto loro sono coscienti di cosa fanno, ma come collettività. Non come persone. 
    Ma non è un distopico. Non lo è del tutto. Perché dietro al totalitarismo, alla legge marziale che obbliga chiunque a essere sincero, trasparente, perennemente gentile e carino (perché pensateci, con una telecamera puntata addosso vorrete sempre mostrarvi persone migliori no?) non ci sono dittatori. Ci sono uomini che vogliono fermare la criminalità. Lotta contro i malviventi, ricerca di un benessere sociale migliore (piazza una telecamera a casa dei tuoi genitori, almeno se hanno aiuto lo sai no?) ricerca di una vita più facile (vuoi fare surf? Beh, ma c'è una telecamera piazzata sulla spiaggia, guarda se il mare è mosso!), voglia di fermare "i cattivi" veri, quelli che rubano, rapiscono bambini, necessità di migliorare il governo, di renderlo trasparente. I Saggi (esatto, saggi) hanno le intenzioni migliori. Sognatori che creano una follia degenere, tenendo per mani tutti quelli che vogliono essere qualcuno. Vogliono parlare. 
    Difficile spiegare a dovere perché tutto questo, che può sembrare banale, ovvio, sia in realtà necessario e inspiegabilmente inquietante. Perché è attuale. Perché è sincero senza tanto clamore. "Ma non è il solito Eggers". Certo che no! Il linguaggio è semplice, trasparente. Così come devono esserlo i Circler. I meccanismi che Eggers fa entrare in gioco sono palesi. Gli schermi in continuo aumento, il linguaggio di Mae che si trasforma di fronte a una telecamere, gli adulatori, le minacce nascoste dietro un chip che dovrebbe tracciare bambini. I dialoghi sono nient'altro che interazioni e i numeri riempono le pagine. Follower, statistiche, percentuali. Ma il solito Eggers, artificioso, isterico, lo potrete scovare comunque. Si nasconde nelle insinuazioni del Cerchio, nei mantra ripetuti dai tutte le persone socievoli, i mantra che strillano che "Tutto quello che succede sarà conosciuto".

                                                   
  • Accettazione, Jeff Vandermeeer. Degna conclusione della trilogia dell'Area X (Southern Reach Trilogy in inglese, e a ben vedere).
    I punti di forza di questo romanzo sono diversi. In primis quelli che abbiamo già apprezzato con sommo terrore nei capitoli precedenti.
    L'orrore continuo dell'Area X. Un ambiente che non è altro che un essere vivente, una mutazione continua, un groviglio di esseri stranianti, di sensazioni in grado di compromettere l'essere umano senza possibilità di ritorno. 
    “Quando hai deciso di entrare nell’Area X hai rinunciato al diritto di dire che una cosa è impossibile”.
    Del resto Accettazione è la sintesi dei primi due romanzi. Il primo ambientato solamente nei confini dell'Area, una mappa piena di anomalie topografiche e sentieri che portano a solo nuove domani, il secondo ambientato invece tra le mura della Southern Reach. 
    Ormai è tutto corrotto. L'Area X del resto è la protagonista, e in questo romanzo ancora di più. Ed è qui che diventa palese la potenza di questo romanzo agghiacciante. 
    L'Area X è ormai diventata il territorio delle scelte. Non ci sono meccanismi precisi, o meglio, forse ci sono ma non sono comprensibili. Ci sono solo confini in espansione, una macchia che si allarga annullando ogni conoscenza umana, ogni dato, ogni prova. L'Area X è più cosciente ora, più attiva, più aliena (e alienante), perché sa quello che fa ormai. Sa ciò che deve fare. 
    Ma quello che lo Scriba forgia è vero. Perché "tutto giungerà alla rivelazione".
    E ancora una volta Accettazione ci prende a schiaffi. Perché se l'Area X è ancora più incisiva e anche grazie al fatto che abbiamo diversi punti di vista stavolta. Tutti i nodi vengono, parzialmente ovvio, al pettine. 
    Ma Controllo, Uccello Fantasma, tutti questi esseri umani sono appunto degni di tale nome. Non sono solo coinvolti. Il punto è che una volta varcato il confine (esperienza che viene lasciata scarna di una qualsiasi spiegazione, rendendo l'attraversamento affascinante ma terribile) si entra "in un purgatorio dove trovavi tutte le cose perse e dimenticate”.
    Per questo i personaggi, la loro psiche, pur essendo ancora più devastati, sono ancora più ricchi, brillano. 
    La narrazione è tutta giocata sui binomi. Presente - passato (i flashback sono letali per il vostro cuore, non solo per la testa stavolta) ed è chiaro che un altro binomio sia responsabilità - conseguenze (da lì le poche risposte che avremo o ci sembrerà di ottenere).
    Reale - irreale, umano -Area X. 
    Ma il cerchio si chiude perfettamente. Perché le parole che risuonano nella mente di chiunque sono contaminazione, infestazione, ibridazione. 
    L'uomo, la sua scelta, sono il completamento perfetto dell'Area X.

Insomma, questi preferiti non sono proprio nulla di nuovo, anzi. Però mi fa piacere ribadire il concetto. Se anche voi siete pronti a partire all'attacco, se anche voi non volete scartare un pacchetto e trovarci la solita sciarpa che buca, ecco, tenete a mente questi titoli.
Quello che Il Cerchio si propone di fare è semplice. Una realtà enorme, complessa, che punta a "usare i social media per creare un mondo più sano e sicuro". 
Una realtà che fagocita ogni organismo più piccolo, che cerca di inglobare ogni sfumature della vita di tutti i giorni. Perché Il Cerchio è un romanzo assolutamente necessario? Perché con veramente poco vi butta per terra e vi calpesta.



Ovvio che lavorare al Cerchio sia fighissimo. Un campus con palestra, acquario, mensa dove ogni giorno uno chef diverso è pronto a cucinare quello che volete, tecnologie grandiose, architettura scenograficamente perfetta (zona Rinascimento, zona Rivoluzione Culturale).
Ovvio che Mae Holland coglie al volo l'opportunità offerta.
Ma da quel momento non sarà più umana. Non sarà più sola, questo è certo. Sarà parte del Cerchio. Da quel momento in poi tutto diventerà uno schermo. Uno per il suo lavoro per l'assistenza clienti, uno per comunicare con i suoi superiori, uno per i social più importanti. 
Più si avanza nella lettura più la scrivania di Mae si riempie di schermi. 

"Non sei il padrone della notizia, anche se riguarda te. Non sei il padrone della storia. Ormai è in archivio.

Quindi Il Cerchio è un distopico? In parte. Quello che si propone di fare è abbattere le barriere (ironicamente mettendo schermi tra le persone, chiaro). La democrazia del Cerchio è basata sul fatto che la privacy sia un furto, avere un segreto è mentire. Il benessere politico, sociale, fisico addirittura è basato sulla condivisione. L'estremismo è crescente. 
Si arriva fino alla trasparenza totale. Questo nuovo "stato" compare nella seconda parte del romanzo e vi causerà la stessa sensazione di disorientamento che avete sicuramente avuto di fronte a Winston Smith ormai irrimediabilmente trasfigurato. 
Ma di fronte a una democrazia come questa scompare il libero arbitrio. Scompare l'individuo. A Mae verrà fatto notare come del resto loro sono coscienti di cosa fanno, ma come collettività. Non come persone. 

“Ma gli strumenti che create voi in realtà producono bisogni di socialità innaturalmente estremi. Nessuno ha davvero bisogno del numero di contatti che fornite voi. Non porta a nessun miglioramento. Non è nutriente. È come le merendine. Sai come le studiano? Determinano con scientifica precisione di quanto sale e quanti grassi hanno bisogno per farti continuare a mangiare. Tu non hai fame, non senti il bisogno di mangiare, quello che hai davanti non ti stuzzica, ma continui a mangiare queste calorie vuote. Ecco quello che spacciate voi. La stessa cosa. Un numero incalcolabile di calorie vuote, il loro equivalente digitale e sociale.”

Ma non è un distopico. Non lo è del tutto. Perché dietro al totalitarismo, alla legge marziale che obbliga chiunque a essere sincero, trasparente, perennemente gentile e carino (perché pensateci, con una telecamera puntata addosso vorrete sempre mostrarvi persone migliori no?) non ci sono dittatori. Ci sono uomini che vogliono fermare la criminalità. Lotta contro i malviventi, ricerca di un benessere sociale migliore (piazza una telecamera a casa dei tuoi genitori, almeno se hanno aiuto lo sai no?) ricerca di una vita più facile (vuoi fare surf? Beh, ma c'è una telecamera piazzata sulla spiaggia, guarda se il mare è mosso!), voglia di fermare "i cattivi" veri, quelli che rubano, rapiscono bambini, necessità di migliorare il governo, di renderlo trasparente.
Ovvio no? Suona tutto come un distopico. Ma le intenzioni dei Saggi sono le migliori. Loro sono sognatori. Sognatori che creano una follia degenere, tenendo per mani tutti quelli che vogliono essere qualcuno. Tutti quelli che hanno qualcosa da dire.

Il Cerchio è un romanzo che si può solamente consigliare. Difficile spiegare a dovere perché tutto questo, che può sembrare banale, ovvio, sia in realtà necessario e inspiegabilmente inquietante. Perché è attuale. Perché è sincero senza tanto clamore.

Del resto molti hanno detto che "non è il solito Eggers". Certo che no! Il linguaggio è semplice, trasparente. Così come devono esserlo i Circler. I meccanismi che Eggers fa entrare in gioco sono palesi. Gli schermi in continuo aumento, il linguaggio di Mae che si trasforma di fronte a una telecamera, gli adulatori, le minacce nascoste dietro un chip che dovrebbe tracciare bambini. I dialoghi sono nient'altro che interazioni e i numeri riempono le pagine. Follower, statistiche, percentuali. Ma il solito Eggers, artificioso, isterico, lo potrete scovare comunque. Si nasconde nelle insinuazioni del Cerchio, nei mantra ripetuti da tutte le persone socievoli, i mantra che strillano che "Tutto quello che succede sarà conosciuto".

E a fine romanzo, mentre Il Cerchio (co)stringe ormai chiunque, è possibile leggere, amaramente, il più grande diritto umano, quello vero.


La lettura di "Ologramma per il re" è stata veloce, ma con qualche ostacolo.
Di Eggers conoscevo solamente "L'opera struggente di un formidabile genio", romanzo che sento mio come pochi altri, e che, chiaramente, avevo adorato. Le mie grandi aspettative in questo caso non sono state ugualmente mal riposte, tuttavia, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.Più volte durante la lettura mi sono resa conto di quanto mi sentissi letteralmente trascinata con ben poco entusiasmo in qualcosa di molto, molto prevedibile. E fin qui potremmo anche esserci. Questa storia di preannuncia abbastanza kafkiana, con il suo protagonista, Alan Clay, consulente della Reliant, che viene inviato in Aurabia Saudita per convincere Re Abdullah ad acquistare un marchingegno per produrre ologrammi. 
Ma il re non c'è mai, l'attesa appare infinita. Ebbene, avevo capito dove si andava a parare, e va bene, la prevedibilità è quasi dovuta, ma non per questo deve esserci dell'ovvietà. 


Questa è la pecca che mi ha fatto storcere il naso, mi ha fatto inutilmente sperare che forse avevo capito male io, invece no. C'è qualcosa di banale che si respira, e mi dispiace.
Perché è un romanzo veramente bello. Eggers è riuscito a dare la giusta forma al suo minimalismo, costruendo attese infinite e spazi vuoti, immacolati. 
Le giornate di Alan sono fatte di colloqui che non arrivano, colleghi annoiati, e lettere alla figlia, dove viene fuori l'uomo stanco e irrilevante che è divenuto. Ha fatto fallire l'azienda in cui lavorava, è praticamente disoccupato e non riesce a pagare le tasse universitarie di Kit, quasi alcolista. Completamente in caduta, con piccoli ma chiari segnali vediamo il suo volto completamente spento, mentre inciampa, sbadato, perso. 
Il vuoto di Alan è dentro e intorno a lui. Una vera e propria proiezione. Nel mezzo al niente, in un luogo preconfezionato, con feste vacue, stupide, Alan deambula senza meta. 
Eggers ci infila chiaramente una bella critica al capitalismo, e perché non dovrebbe?

L'impotenza è palpabile. In qualsiasi cosa c'è una traccia di frustrazione. La cosa più reale è pensare che sia un immenso miraggio nel deserto, il vaneggiamento di un folle. Ma è tutto vero, neanche troppo assurdo alla fine. Se non fosse per quel presentimento d'ovvio che purtroppo si respira fin dall'inizio e lascia cadere qualche traccia di sincera umanità sarebbe stato perfetto. 
Marzo è un bel mese perché inizia la primavera e perché c'è pure il mio compleanno, ovvero buone probabilità che dei bei libri arrivino. Questo haul è un po' scarso, ma è comunque bello sostanzioso.
Il punto è che sanno che a maggio sarò al Salone, la cui conseguenza sarà un acquisto di libri bello massiccio. 
Comunque sia, ecco il piccolo (ma comunque apprezzabilissimo) bottino. 

Il Cardellino, Donna Tartt. Diciamo pure una cosa: finalmente. Era vergognoso non averlo ancora letto. Incredibilmente vergognoso. Ho assillato tutti quanti con il recuperare "Dio di illusioni" (che molti dicono migliore rispetto a questo, ma vedremo) e mi sentivo in colpissima a non aver ancora recuperato il nuovo romanzo della meravigliosa Donna Tartt. 
Non vi sto a dire la trama, sicuramente qualcuno lo avrà letto prima di me, ma dio, sono esaltatissima.

Il Cerchio, Dave Eggers. Ora ben due libri di Eggers attendono di esser recuperati ("Ologramma per il re", ricevuto a Natale ancora giace illibato sulla mia povera libreria Billy).
Il messaggio ben poco subliminale che avrei dato un rene pur di avere questo libro è alla fine evidentemente arrivato. Se ne parla come "diverso" rispetto ai precedenti di Eggers, e straniante. Non credo che passerà molto tempo prima che lo divori. 

Se non è vietato è obbligatorio, Dave Eggers. Questo è proprio un pensierino del mio libraio (ve lo dovete immaginare come Merlino). Una satira politica firmata da Eggers. Dai, devo aggiungere altro? Tra parentesi, anche se credo abbia poco a che fare con l'atmosfera di questo librino, sto recuperando House of Cards e sto diventando praticamente scema. Ma quanto è meraviglioso Spacey? Perché ancora non l'avevo recuperato?

Questi sono i gioiellini ricevuti per il mio compleanno (pochi ma buoni). Nella foto potete ammirare altre robine (maglie di Star Wars, saccheggi su Forever21 e robe simili).
Avete letto qualcosa tra questi? 

Va bene, va bene. Tecnicamente mi sono già fatta più di un regalo di Natale e, tecnicamente (anzi praticamente), quasi tutti me l'hanno già fatto perché avevo bisogno di robe. Però è bello pensare che qualcuno si ricorderà che io in queste ultime settimane con subdoli messaggi subliminali ho buttato là qualche titolo che proprio, proprio vorrei. Il mio ragazzo è escluso visto che si deve sorbire i miei sproloqui in fatto di libri che voglio a giorni alterni. Niente messaggi subliminali.
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