Paper Moon
Vi devo spiegare il motivo o anche voi siete già abbastanza infastiditi da tutta questa umanità? Molto bene. In ogni caso: devo sopportare cose, almeno in cambio spero di ricevere robe altrettanto imponenti. 

Il miracolo della letteratura (Saggiatore). Partiamo da un cofanetto, ma non un cofanetto qualsiasi. Questa pachidermica bellezza contiene: Ogni cosa è da lei illuminata di Annamarie Schwarzenbach, I nomadi di John Steinbeck, Lettere d'amore di Emily Dickinson, La gioia maiuscola di essere scrittori di Thomas Mann. C'è anche una versione dedicata alla poesia (Il dono della poesia, appunto), ma questo mi sembra imprescindibile. Tra l'altro un altro bel volumone de Il Saggiatore potrebbe essere La Cultura, una raccolta di grandi voci della letteratura, dell'arte, uscita in occasione della millesima pubblicazione nella collana. 

Kent Haruf (NNEditore). Due cose: se avete letto La Trilogia Pianura dovreste sapere quanto è bella, e di conseguenza quanto sarebbe bello avere un cofanetto del genere. Se non l'avete letta: ottimo! Cioè, malissimo, ma così potete rimediare. 



Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust (Einaudi). Mi è presa che devo leggere La recherche. Un momento, non è che mi è presa così. Mi sono resa conto che è un sacco di tempo che rimando la lettura e molto probabilmente è anche perché nessuno mi ha ancora regalato il malloppone Einaudi. 



Codex Seraphinius, Franco Maria Ricci e Luigi Serafini (Rizzoli). Che ve lo dico a fare? Qui si scende in quell'infima categoria di libri che avete nella vostra wishlist di Amazon che ogni tanto guardate, sussurate parole dolci e minacciose di fronte allo schermo. Il Natale, questa festa ignominiosa è il momento giusto per affrontare la situazione. Per quello che mi riguarda sto infilando le parole Codex Seraphinius in mezzo a ogni discorso, così, per lanciare messaggi ben chiari. Oppure ogni tanto parto con il pippone: "Sì, il Codex, hai presente? Una grande enciclopedia di metamorfosi e scene grottesche, scritta in una lingua immaginaria! Dai te ne devo aver parlato."



The Resurrectionist, The Lost Work of Dr. Spencer Black, E.B. Hudspeth (Quirk Books). Vedi sopra. Come il Codex anche questo volume illustrato infesta la vostra wishlist su Amazon. E come il Codex è un trionfo cerebrale. Si tratta di due volumi in uno. La prima parte è dedicata a una prima opera di finzione, la biografia  di un presunto Spencer Black, accademico, figlio di un resurrezionista, la cui teoria è raccolta nella sua più grande opera, la seconda parte del libro appunto, The Codex Extinct Animalia. In pratica: e se tra gli antenati degli esseri umani ci fossero creature quali le sirene o i satiri? 



Wonderbook: The Illustrated Guide to Creating Imaginative Fiction, Jeff Vandermeer (Harry N Abrams). Molto probabilmente avrete letto la Trilogia dell'Area X (io vi avevo assillato con particolare efficienza, vedi qui), o magari siete anche voi sperduti amanti della weird fiction e del perturbante. Vandermeer, che ne sa a pacchi (vi consiglio anche il suo blog) ha raccolta in questa guida i consigli, gli esercizi, gli spunti per una buona narrativa fantasy e sci-fi. L'ho messo nella wishlist per voi, perché io da brava canaglia me lo sono già comprata. E per questo ve lo straconsiglio.

Ebbene, questa è la mia lista di robe grosse. Voi? che mi dite? 
In ogni caso, per ispirazioni o motivazioni varie per le quali far spendere soldi agli altri: qui i consigli di lettura, qui i deliri vaganti su libri belli. 
Cercherò di farla breve ok? Stanotte alle quattro finivo " Il Cardellino", dopo mesi di procrastinazione all'acquisto mi è arrivato per il mio compleanno, e, dopo averlo letto, posso dire che ha avuto un tempismo eccellente. 
Questa recensione sarà molto di pancia, molto sincera, molto vaga e insensata. Non credo che sarebbe stato possibile fare altrimenti, questo romanzo si assimila e si conserva dentro senza alcuna riserva.



Ormai è passato un anno e lo saprete, la storia è quella di Theo Decker, ragazzino newyorkese che vive con sua madre, la quale muore in un attentato terroristico in un museo. Da lì Theo ne esce sano e salvo, ma ormai danneggiato, con un peso sulla schiena che si farà sempre più massiccio e in mano un quadro, che ha rubato. "Il Cardellino" di Fabritius appunto.
Prendo fiato e vi dico: fa malissimo. Io di Donna Tartt avevo già letto "Dio di illusioni", che ho amato alla follia. La bellezza malata, la crudeltà dietro il fascino, la perdita di sé, è stata una lettura meravigliosa, che continuo a consigliare ogni volta che qualcuno mi chiede "un libro che non riesca a smettere di leggere". Ecco, l'unico difetto che ho trovato in questo romanzo è stata l'efficacia narrativa. In certi punti Donna Tartt sembra non farcela, cosa che non mi sarei aspettata, e sì, effettivamente l'occhio si stanca, la mente, seppur leggermente, si annoia. Ma rispetto al precedente romanzo qui le parole non solo sono incastrate perfettamente, non solo costruiscono un intreccio di portata ben più grande, ma riescono a dipingere senza fallare una vita intera in pratica, quasi un romanzo d'appendice, un percorso che non ha una piega. Ma sopratutto ogni parola ha un peso, una carica, un significato maestoso. Ogni parola detta, ogni virgola vi si incideranno nel cranio, vi faranno abbastanza bene, o male, al cuore.
Il libro si divide in cinque parti e ognuna aggiunge e al contempo toglie qualcosa nel percorso di Theo, mantendo comunque due costanti: l'ossessione di Theo per il quadro, che si farà comunque sempre più pronunciata, sempre più diventerà motivo di dolore, e la sofferenza stessa, quel peso insopportabile che caratterizzerà ogni sua scelta. 
Ah, ecco. Io ho letto in giro, in parecchie recensioni che "Theo è insopportabile. Un protagonista che non si tollera." Ora, io potrei sbagliarmi tantissimo (lo faccio spesso) ma per trovare Theo insopportabile forse non avete vissuto abbastanza a contatto con la solitudine. E non parlo di cose "facili." Pochi amici, parenti che ogni tanto si arrabbiano, piccole delusioni. No, parlo della solitudine vera. Quella che ti toglie il fiato, che, come Theo ti costringe a fare o non fare cose. Perché a questo punto sono insopportabile anche io.Ok, Theo ha dei momenti in cui è odioso, alcuni atti di ingratitudine seria, ma è danneggiato. Non è una persona completa. Non che per questo sia giustificabile, non ha scuse per molti suoi comportamenti, ma se non si capisce questo, che Theo, con le sue ossessioni, i suoi vizi, la sue scelte sbagliate è guasto, va oltre l'imperfezione "normale", questo è il punto centrale del romanzo, è il motore che lo spinge ad andare avanti.

"Il Cardellino" è una storia di solitudine e bellezza, il dolore di Theo, con i suoi attimi di luce, il suo andare avanti spinto da cosa in fondo? Dal non superamento di una perdita? Dalla voglia di conquista? Insomma, come si può dire che è antipatico? Non ce la faccio. È uno dei personaggi letterari più simili a una persona in carne e ossa, un umano tangibile, che io abbia mai letto. 
E ciò che gira intorno alla sua persona è ancora più vivido. Il clima di Las Vegas, l'antiquariato polveroso, il quadro onnipresente. E gli altri personaggi. Pippa, diafana, la cui presenza è quasi mistica a momenti, Hobie, ma, sopratutto Boris. Ecco, qui sono più che sicura nell'affermare che la parte relativa a Las Vegas e l'amicizia con Boris sia una delle cose più belle, ma belle davvero che siano state scritte sull'amicizia. Mollate quelle cose preconfezionate, pretestuose che state leggendo e date un'occhiata. Ma c'è altro.
Così come in "Dio di illusioni" non manca quell'analisi spietata delle bellezza corrotta, della ricchezza non solo vuota, ma crudele, malata, folle. Famiglie agiate ma immerse nel dolore, cose preziose che in realtà sono solo oggetti di poco conto. Ma stavolta la Tartt passa a un livello successivo, entrando dentro gli oggetti, dentro la brama, dentro al desiderio.
La bellezza, nell'arte, ma nelle cose belle in generale "È un sospiro segreto in un vicolo".

Donna Tartt nelle ultime cento pagine ci offre parole che vanno prese, messe in un posto sicuro e di tanto in tanto spolverate, ma mai dimenticate. Sono cento pagine che distruggono ogni cosa, ma offrono anche una specie di catarsi. Sono un antidoto alla solitudine.

Ebbene, dopo mesi di wishlist, contemplazioni, aspettative, ho letto Gone Girl?
Farvi un'introduzione? Non credo proprio. Ormai, rispetto a quando lo misi in in wishlist alla sua uscita questo romanzo è sulla bocca di tutti, e giusto mercoledì è uscita la sua trasposizione cinematografica, traboccante di hype, visto che oltretutto il regista è quella simpatica mente subdola di David Fincher.  Comunque sia, impossibile fare un'introduzione anche perché siamo al livello spoiler di Game of Thrones. Qualsiasi frase può esservi letale. 

Seconds è un gioiellino. È una di quelle cose che devi leggere per sentiti un pochino (anche se poco) più a posto con te stessa.
Brian O'Malley, senza nessuna premura per quelli tra noi con i piedi un po' traballanti al momento, ci ha preso di nuovo, dopo essere riuscito a trasformare Scott Pilgrim in quello che è praticamente un fumetto di culto. 


Non ci sono scuse secondo me. Neanche un po'. Il problema è molto probabilmente il fatto che comprando online regali di Natale son finita a fare qualche regalo anche a me. L'internet è insidioso, è risaputo (Khaleesi).
Sono stata piuttosto brava (ehm) nel saper gestire l'acquisto incontrollato facendo miei anche degli ebook, così da non riempire immediatamente la nuova spaziosisssssima libreria (due fedeli Billy, sono povera, niente roba alla Bella e la Bestia). 
Boddah ci narra questa storia. Per chi non lo sapesse, Boddah è stato (o è?) l'amico immaginario di Kurt Cobain. Tuono Pettinato (Andrea Poggiaro, bravissimo e basta) con Nevermind decide di porsi su questo piano dell'esistenza di Kurt, il Kurt sognatore.


A vent'anni dalla morte dell'artista ci viene quindi offerta una storia bellissima e sopratutto fuori da un coro di voci piene di supponenza e infima curiosità. La morte di Cobain, così come molte altre, la sua vicenda, è stata dissezionata e data in pasto alle opinioni. Inutile sarebbe una storia dove Kurt, all'apice della grandezza affonda nella disperazione. E di fatto non è questo il caso.
Leggendo Nevermind vi troverete di fronte a qualcosa di tremendamente sincero, vi sentirete in dovere di camminare leggeri, senza far rumore. Questa attenzione per esseri umani emotivamente segnati e dal futuro brillante e rumoroso si trova in altre opere di Tuono Pettinato, come in "Garibaldi. Resoconto veritiero delle sue valorose imprese, ad uso delle giovani menti", ma soprattutto in "Enigma. La strana vita di Alan Turing", che non ho ancora letto ma si prefigura una cosa da lacrime abbondanti.Abbiamo davanti il Kurt bambino, il sognatore, vivace, che ama, che esplora. Un bambino normale insomma. Non ci sono controversie, non ci sono allusioni. Kurt ha una sensibilità che lo contraddistingue, ma non lo condanna. A portare violenza e a trasformarlo in quello che verrebbe definito "un bambino problematico" sono dei fattori esterni. Lui, con il suo amico Boddah, affronta tutto quanto. La sua infanzia viene travolta da momenti forti e forse troppo crudeli. 
In questo modo l'icona, il simbolo, il personaggio, svaniscono durante una narrazione dolce e adorabile. Kurt e Boddah sono raffigurati Calvin e Hobbes (se non sapete chi siano, boh, non saprei che dirvi), e la cosa aumenta il taglio volutamente sincero della storia. Cobain, il bambino con l'amico immaginario. Certo, la storia prosegue e Kurt cresce, tuttavia la ricerca nel mostrare chi è davvero Kurt, come si sente davvero, sono di una tenerezza incontrollabile. Tuono Pettinato riesce a metterci davanti la visione di un essere umano, ma sopratutto riesce a meravigliarci con la sua storia.

Dalla sua ricerca nell'annullare l'emozione umana, nel disfarsi di quella sensibilità che ormai sentiva pesare sulla sua schiena, alla ricerca della pace attraverso droghe e il raggiungimento del Nirvana, non cade mai in fallo, non c'è un attimo di pesantezza. C'è solo l'ombra di Kurt che lo avvolge sempre di più. Quel Kurt che prima era un bambino, ed ora è un uomo. Tutto qua.


L'incanto che riesce a offrire quest'opera è la vera cosa da non sottovalutare, riuscire a rendere ancora più grande, ma allo stesso tempo a offrire "Pace amore ed empatia" una storia così reale, ma spesso mai vista davvero. 
"I feel as one, in the sun."

Ah, disegnino bellino bellino (other words not found), che si è fatto fare il mio ragazzo al Lucca Comics.


Ovvero, di come quando un titolo è ruffiano il libro risulta al 97% insulso.
Attendere mesi e mesi (certe volte scordandosene effettivamente, visto che sì, è un po' un guilty pleasure) il terzo capitolo del Raven Cycle per poi ritrovarsi in mano un nugolo poco consistente e alla fine apparentemente indistricabile.
Andando con ordine.




Ovviamente non poteva mancare un fedele appuntamento con la wishlist. I soldi delle mance stagionali frusciano e tintinnano già nella mia testa e la forza di volontà per non spenderli nella libreria di fronte è veramente debole. Ora, nell'ultimo anno mi sono regolata sforzandomi di creare, ogni mese, scrivendo il tutto fiera nella Moleskine, una minuscola wishlist. Ovvero, se devo proprio comprare un libro (e, chiaramente, devo proprio) deve essere uno di quelli stilati. In realtà serve a ben poco. La mia wishlist completa come ho già detto si trova su aNobii ed è mastodontica, aggettivo che qui sta anche a significare "imbarazzante, il mio ragazzo è allibito, quando entro in libreria dovrei comprare tutto", quindi benché io debba tener conto di una minuscolissima wishlist in realtà finisco poi per comprare ben altro.
Però ogni tanto ha funzionato, giuro.
Visto che sento parlare ogni dove di due libri che seguiranno, e gli altri due ho in programma di leggerli da tipo un anno la mia mini wishlist del mese e questa:

Il cardellino, Donna Tartt (Rizzoli). Come poteva non esserci? Non so se potrà mai raggiungere la bellezza (e si parla di bellezza vera eh, non è un modo di dire) di "Dio di illusioni" (qui una piccola recensione), ma sicuramente sarà scritto in una maniera meravigliosa e la trama si preannuncia davvero interessante (anche qua, parliamo di interessante vero). Ah, ha vinto il Pulitzer.

L'armata dei sonnambuli, Wu Ming (Einaudi). Andiamo, lo aspettavo da un anno quando ne hanno parlato ad Anteprime (che quest'anno non si terrà, bella roba, davvero, grazie eh). Il fatto che abbiano deciso di ambientare in Francia questo romanzo è un motivo in più per odiarmi a non averlo ancora comprato.

Il conte di Montecristo, Alexandre Dumas (Einaudi). Allora, in realtà mi sono comprata i Miserabili e ancora non l'ho letto. Però, perché no?

Shirley Jackson (Adelphi). Non aggiungo un titolo in particolare perché voglio recuperare tutto. Tuttavia, vista la recente uscita, punto molto "Lizzie" (anche se "L'incubo di Hill House" urla il mio nome da un po').

So che questa wishlist serve a ben poco, è roba che molta gente ha già letto, visto e sentito almeno. Però il mio obbiettivo mensile è prendere uno di questi.
La prossima volta che mi farò viva molto probabilmente avrò comprato qualcosa sicuro, tipo Yates.
Mai invasione fu più gradita di questa. E per questa meraviglia c'è da ringraziare il mio ragazzo, forse esasperato dalla mia frase "Non ho nulla da leggere!", che già è una bugia, perché se davvero non avessi niente da leggere sarei ben più drastica e melodrammatica. Fatto sta che ben diciassette libri mi sono arrivati da parte sua, più uno che mi sono praticamente auto regalata (cash). Diciotto libri in tutto che sono stati amorevolmente scartati e hanno ricevuto un benvenuto caloroso, acclamati come i salvatori, come la magia delle feste. Quella vera, non quella che fa diventare buoni, quelle sono balle. Quindi il post sarà un po' lunghino e pieno di adorazione, quindi fatevi il caffé intanto, preparatevi a prenderla secca stasera. Si dice da voi "prenderla secca"? Non so. Anyway, let's do this. 
Ci voleva, non neghiamolo. Una bella wishlist natalizia. Anche se in realtà la mia personale wishlist è annuale, ed è quella che ho lasciato consultare per Natale, e la potete trovare, rabbrividendo per la sua mostruosa lunghezza, su aNobii, magari avrete qualche inspirazione (no, non mi sento in colpa nel trascinarvi nel baratro delle wishlist, anzi, soffriamo insieme, dai). Comunque sia ho pensato che sarebbe stato carino estrarre qualcosa dalle categorie più "succose", quindi narrativa classica, contemporanea e graphic novel (in realtà la categoria graphic novel e fumetti non è così succosa, ma ci sono cose troppo carine e che sopratutto voglio troppo), per creare una mini wishlist di Natale, magari permettendo di trovare anche un'ispirazione per un regalo. Questo perché io mi sento perennemente in confusione quando voglio regalare libri, per quanto adori farlo, a meno che la persona in questione non sia il mio ragazzo, perché ho sempre il timore di risultare troppo "invasiva". Se ciò ha alcun senso. Voi che ne pensate?
In ogni caso, ecco qua una mini wishlist natalizia, tanto per tentare, invogliare, invitare, buttare giù idee. 


Dunque dunque. "The Raven Boys" è uscito qui in Italia giusto qualche settimana fa, il venti Novembre per la precisione, edito da Rizzoli. Io lo avevo comprato in eBook da tempo, in lingua originale, ma procrastinavo, più che altro per il timore di ritrovarmi davanti l'ennesima love story condita da ovvietà del tipo distopie scarse, bestie soprannaturali distorte o protagonisti così scadenti da farsi venir voglia di buttarsi nel camino. Insomma, vista l'uscita in Italia e visto l'immenso entusiasmo di Ilenia (mi ha trascinato nel baratro) mi sono messa a leggerlo.



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