Paper Moon
A di là del nero di Hilary Mantel (Fazi) si apre con una manifestazione:
"È l’ora del Pendu, l’Appeso che legato a un piede ciondola dall’albero pieno di linfa. È l’ora sospesa, in cui si esita e si tira l’aria nei polmoni. In cui lasciare andare le aspettative ma non la speranza; in cui anticipare il giro della Ruota della Fortuna. È la nostra vita e bisogna viverla. Pensa quale sarebbe l’alternativa."
C'è un progredire verso la conoscenza che non viene mai ricompensato in questo romanzo, ci sono tutti i sintomi per riuscire a raggiungere qualcosa, ma non si riesce mai ad afferrare una soluzione reale.


Ci sono prima di tutto gli spiriti, che non sono semplici anime passate “oltre”, ma esseri quasi viventi da temere con una certa riverenza. I fantasmi non sono buoni. Non sono tutti dei gran simpaticoni che rivelano a chi è ancora vivo dove trovare una busta nascosta in casa zeppa di banconote, non sempre dispensano consigli.
"Ci sono delle cose sui morti, voleva dire, che dovete sapere, che dovreste veramente sapere. Ad esempio, non cercate di reclutarli a sostegno di qualunque buona causa abbiate in mente, la pace nel mondo, quel che vi pare. L'unico risultato che otterrete è che vorranno mettervela in quel posto. Non sono affidabili, vi faranno mancare il terreno sotto i piedi: non diventano brave persone soltanto perché sono morti. La gente ha ragione ad avere paura dei fantasmi. Se vi capita qualcuno che da vivo si è comportato male - che so, una persona crudele, pericolosa -, perché credete che da morta sia migliore? Però queste cose non le diceva mai. Mai. se poteva farne a meno non pronunciava mai la parola "morte". E anche se i clienti avevano bisogno di essere spaventati, anche se lo meritavano, quando era con loro non si sarebbe mai lasciata sfuggire un accenno o un ammiccamento sulla vera natura dello spazio al di là del nero."


Ma sopratutto sanno quello che vogliono, ma non sanno quello che fanno.
Sono esseri privi di una coscienza reale, con cui è possibile interagire certo, ma anche la medium li teme. Nel romanzo è possibile intravederli spesso nel loro tormento "classico", frasi ridondanti ed eternamente ripetuti, mantra di cui non riescono più a liberarsi, vecchi rancori ma anche timide speranze, ma spesso svelano atteggiamenti ben diversi da quelli che troviamo di solito, animi strategici e capaci di lucide invettive. 
Sanno quello che vogliono ma non riescono a ottenerlo, come Colette, “l'assistente” di Alison. Una donna cinica, priva di passione ma colma di rancore. Ogni parola che esce dalla sua bocca è tagliente, amara, priva di empatia. Dopo un matrimonio fallimentare si mette alla ricerca di una soddisfazione, di gratitudine. E incontra Alison.
Alison d'altra parte è un essere umano guasto quanto Colette. Lei è sicura di quello che fa, ma per ogni passo si volta a guardarsi le spalle, perché lei non fa finta, non una ciarlatana. Riesce a comunicare con gli spiriti.
"Ma ciò che avrebbe voluto fare veramente era sporgersi sul tavolo e dire: sa qual è la differenza, la vera differenza fra loro me? Che io posso farlo e quasi tutti gli altri no. E la differenza, diceva se se stessa, si vede non soltanto dai risultati, ma anche dall'atteggiamento, dalla condotta, da una certa serietà di fondo. Alla sua destra i mazzo dei tarocchi, che quel giorno non aveva ancora utilizzato, fremeva avvolto nel raso rosso scarlatto: la Papessa, l'Innamorato, il Matto. Le non lo aveva mai toccato con le mani sudicie, non lo aveva mia esposto all'aria senza aprire il suo cuore; Silvana invece, fra un cliente l'altro, se ne accendeva una. e Merlin e Merlyn , nei momenti di calma, mandavano a prendere un cheeseburger."
Ma i fantasmi che tormentano Alison sono sopratutto quelli del suo passato, il suo spirito guida Morris, un ometto mascalzone e volgare, e i suoi amici. Uomini che frequentavano sua madre quando vivevano ad Aldershot, figure che sarebbe meglio non far tornare. Figure grottesche e tremendamente caratterizzate, lo zingaro irlandese Pikey Pete, Keith, l'abbaiare rabbioso dei cani da combattimento.
Sarebbe meglio, ed è quello che Alison cerca di fare, dimenticare e basta.

La Mantel unisce in questo romanzo una cronaca fatta di insoddisfazioni, timori e continue scontentezze quasi irritanti. Tramite Colette ci racconta gli infiniti malumori e i troppi fallimenti che portano alla sconfitta.
Tramite Alison invece le infinite variabili che cerchiamo di applicare alla realtà, per accettarla una volta per tutte.
Del resto anche dietro le manifestazioni di ciò che sta al di là del nero si nascondo le imperfezioni degli esseri umani, dietro ogni simbolo qualcosa di fin troppo terreno.
"Può avvertirti che la costruzione nella quale sei non riesce più a contenerti, sia che si tratti di lavoro, della vita amorosa o di qualsiasi altra cosa. Sei cresciuta troppo, non c'entri più e stare lì non è più sicuro. La Torre è un edificio, questo lo sai. Può significare soltanto che dei cambiare."

Tramite una narrazione impeccabile Hilary Mantel riesce a modellare il suburbano nei minimi dettagli, a trasportarci nell'umidità della periferia londinese. Al di là del nero è una ghost story forse, ma ricca di humour nero, un continuo gioco di contrapposizioni tra gli spuntini notturni e le volgarità di Morris, tra ricordi a pezzi, tra quello che riusciamo a dire veramente e quello che sentiamo quanto riavvolgiamo il nastro e facciamo ripartire il registratore. 
Oh, ma ho letto un sacco di roba a maggio! Andiamo con ordine. 

 

Al di là del nero, Hilary Mantel (Fazi). Ci sono prima di tutto gli spiriti. Da temere, da rispettare più che compatire. E poi ci sono Alison e Colette. Due persone che non riescono mai a ottenere davvero ciò che hanno bisogno da loro stesse.
Ma di questo romanzo ne parleremo meglio a breve. 


The Yellow Wall-Paper, Charlotte Perkins Gilman (Penguin). Straniante e terrificante a livelli meravigliosamente crudeli.

 

Canto della pianura, Kent Haruf (NN Editore). Qui un clamoroso delirio post lettura. 

Come funzionano i romanzi, James Wood (Mondadori). La narrativa è funzionale alla realtà. Un tutoraggio dialettico. Dettagli, immedesimazione, il romanzo suggerisce che c'è sempre qualcosa di più. Perché c'è davvero.


Ci sono state altre ottime letture, come il secondo volume della Saga della Torre Nera o il penultimo della Saga di Prydain, ma penso che in entrambi i casi il meglio debba ancora arrivare.  Sto cercando in effetti di terminare alcune saghe, fallendo miseramente iniziandone di nuove (I Regni del fuoco di Tui T. Sutherland, i Lungavista di Robin Hobb, e poi, per non farsi mancare niente, Terry Pratchett).

"Tre giri dovrebbero bastare".
Niente di speciale o cerebrale.
Semplicemente, partiamo da un facile assunto:

libro < libro + caffè < libro + caffè + cibo

Una categoria a parte è quella:

libro + alcool

Non sono una grande amante del vino. Molto probabilmente perché non riesco a berlo senza ritegno come invece riesco a fare con la birra. Però ecco, un aperitivo a casa con un po' di vino, sgranocchiamenti vari e sole che ti conforta non è per niente male. Perché uscire di casa quando certe volte posso starmene in giardino con i pantaloni comodi e la maglietta di Arya Stark?

L'aperitivo è stato saggiamente accompagnato da una lettura bella piena e corposa: Al di là del nero di Hilary Mantel (Fazi).
Come vogliamo definirlo? Un dramma pieno di tormento ricco di humour nero? Una ghost story in un ambiente suburbano? Il manifesto di chi deve mettersi in ordine interiormente?
Forse tutto quanto, perché la storia di Alison, sensitiva non ciarlatana, che accompagnata da una donna cinica e affranta e da uno spirita guida volgare e osceno passa da una conferenza all'altra usando la telepatia e i suoi "poteri" per mettere in contatto i clienti con i cari scomparsi è una storia ricca, pienissima. Sono a metà romanzo ed è difficile cercare di leggerlo senza prendere fiato. 
Per fortuna, essendo patologicamente ingorda mi fa sempre bene rallentare il ritmo di lettura ogni tanto. 

Ci sono delle cose sui morti, voleva dire, che dovete sapere, che dovreste veramente sapere. Ad esempio, non cercate di reclutarli a sostegno di qualunque buona causa abbiate in mente, la pace nel mondo, quel che vi pare. L'unico risultato che otterrete è che vorranno mettervela in quel posto. Non sono affidabili, vi faranno mancare il terreno sotto i piedi: non diventano brave persone soltanto perché sono morti. La gente ha ragione ad avere paura dei fantasmi. Se vi capita qualcuno che da vivo si è comportato male - che so, una persona crudele, pericolosa -, perché credete che da morta sia migliore? Però queste cose non le diceva mai. Mai. se poteva farne a meno non pronunciava mai la parola "morte". E anche se i clienti avevano bisogno di essere spaventati, anche se lo meritavano, quando era con loro non si sarebbe mai lasciata sfuggire un accenno o un ammiccamento sulla vera natura dello spazio al di là del nero.

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